CHEMISTRY #0

18 febbraio 2015


In una delle scene iniziali del pilota di Breaking Bad, il professor Walter White (Bryan Cranston) si rivolge con fare ispirato agli annoiati teenager del suo corso, affermando che la chimica è “lo studio del… cambiamento.”

 

Chi si occupa di narrazione non può fare a meno di cogliere in questa scena l’allusione a un principio più ampio, condiviso da sceneggiatori, romanzieri, produttori e docenti di scrittura: il protagonista di un racconto è, per definizione, qualcuno che cambia, confrontandosi con forze esterne o interne che alterano la qualità della sua esistenza, e uscendone infine rigenerato o segnato, vincente o sconfitto, ma sempre in qualche misura trasformato. Anche le storie basate sull’assenza del cambiamento, con il personaggio intrappolato in una stasi irrimediabile, non sono in fondo che una variazione sul tema.

 

Se dunque la chimica è lo studio della trasformazione, e la trasformazione è l’essenza di una storia, si può dire che la storia è un processo chimico? Una combinazione di elementi, composti, reazioni determinate ed effetti collaterali?

 

La pensa così James R. Harris, che sul portale designthroughstorytelling.net offre una geniale rappresentazione grafica, la Tavola Periodica dei Tropi Narrativi:

 

http://www.designthroughstorytelling.net/periodic/

 

Impossibile non essere invogliati a esplorarla, a coglierne spunti e suggestioni. È quanto mi propongo di fare con questa rubrica, battezzata in onore a Breaking Bad e che prende spunto dalla catalogazione di Harris per analizzare gli elementi che un narratore dovrebbe saper miscelare in provetta.

 

Probabilmente non esiste l’Elisir della Buona Storia. Ma ci sono un sacco di ricette da sperimentare e perfezionare, dosando i componenti e badando a non far esplodere il laboratorio.

 

Per dirla alla Walter White: “Let’s cook.”


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