Chemistry #1 – Conflitto (C)

27 febbraio 2015


di Davide Borgna

 

Il termine idrogeno deriva dal greco e significa “generatore d’acqua”. È l’elemento più diffuso, comune a tutti gli esseri viventi, capace di combinarsi con gli altri in un’ampia gamma di composti.

 

Dovendo trovare un corrispettivo per la sua Tavola dei Tropi Narrativi, James R. Harris non ha dubbi e sceglie la “C” di Conflitto. Come l’idrogeno è il generatore d’acqua – fondamento della vita – così il Conflitto è la forza propulsiva da cui scaturiscono le storie.

 

Gli esempi che si potrebbero citare sono ovviamente innumerevoli. Esistono però narrazioni che assumono un valore quasi “teorico” per l’enfasi e la portata del Conflitto su cui sono imperniate. Impossibile non citare Moby Dick, o la mirabile astrazione del primo film di Ridley Scott I duellanti (1977), basato sul racconto di Conrad. Vorrei parlare qui di un esempio più recente ma altrettanto emblematico: trattasi di Locke (2013), lungometraggio scritto e diretto da Steven Knight e interpretato da Tom Hardy.

Locke dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, come il Conflitto sia condizione necessaria e sufficiente per lo sviluppo di una storia. Steven Knight gira un film minimalista, un film da camera o meglio da abitacolo, essendo ambientato interamente in un’auto. Ivan Locke, capo cantiere e padre di famiglia, si mette al volante intraprendendo un viaggio notturno verso l’ospedale dove sta nascendo suo figlio, frutto di un’unica notte di debolezza con una collega.

 

Lungo il tragitto Ivan deve affrontare un fuoco incrociato di telefonate, ciascuna veicolante un problema: la rivelazione dell’infedeltà alla moglie; i dissidi col principale, che lo vorrebbe al suo posto alla vigilia di una consegna importante; le esortazioni allo spaurito collega cui tocca l’ingrato compito di sostituirlo; infine, l’ombra del passato e di un padre irresponsabile da cui Ivan è deciso a distinguersi (e che Knight sottolinea genialmente con quello sguardo risoluto e feroce nello specchietto retrovisore).

 

Malgrado le difficoltà, il protagonista è quasi sempre calmo e padrone di sé, è insomma un personaggio positivo, deciso a “mettere le cose a posto”. Lo script di Knight intreccia abilmente i vari livelli di conflittualità, evitando le soluzioni più facili: nessun incidente per Locke, né deviazioni o soste forzate; solo traffico, e un tempo di percorrenza lungo ma quantificabile.

 

Un film che fa della semplicità una forza e che andrebbe inserito nei manuali come modello per gli aspiranti sceneggiatori.


Post Your Thoughts