Chemistry #10 – Backstory (Bks)

29 aprile 2015


di Davide Borgna

 

La backstory è il complesso delle esperienze vissute da un personaggio prima di entrare in scena, ovvero il retroterra (biografico, sociale, affettivo) che l’ha reso com’è all’inizio del racconto, ponendo le basi della sua successiva evoluzione (o involuzione).

 

Un bravo sceneggiatore sa che la backstory è un’arma a doppio taglio: la tentazione di evocare il passato per spiegare il presente, attingendo ai ricordi del personaggio così da giustificarne scelte e comportamenti, il più delle volte è sintomo di una costruzione debole, dove il protagonista manca di un obiettivo e della motivazione per perseguirlo.

 

Al contrario, l’uso mirato della backstory acuisce i conflitti, sottolinea il cambiamento del personaggio, sollecitandolo ad agire. Il passato serve a portare avanti la storia, e noi con lei: ne Gli spietati William Munny è perseguitato dal ricordo delle cattive azioni commesse e ciò rende accidentato il suo compito di sicario. Un intero filone di opere romanzesche e audiovisive potrebbe essere etichettato con la dicitura “il passato ritorna”: qualcosa turba la quiete del protagonista, obbligandolo a confrontarsi con i suoi trascorsi cupi o problematici (vedi, fra i titoli recenti, A History of Violence e Una vita tranquilla; ma anche un dramma familiare come Osage County applica lo stesso principio).

 

Vi è poi il caso di film in cui trama e backstory si intrecciano così saldamente da risultare inscindibili: ne è un esempio Il segreto dei suoi occhi (2009) di Juan José Campanella. All’inizio della storia Benjamin Esposito (Ricardo Darìn) è un funzionario del tribunale di Buenos Aires in pensione, impegnato nella stesura di un romanzo. Le vicende in esso narrate costituiscono il troncone principale del film, ripercorrendo la vita professionale e privata di Esposito: da un lato l’indagine sul cruento omicidio di Lilliana Morales, avvenuto nel 1974, dall’altro l’amore, ricambiato e mai confessato, per la collega Irene.

Entrambi i plot, poliziesco e sentimentale, troveranno risoluzione solo venticinque anni più tardi – nell’oggi del protagonista.

 

Il fascino del film sta proprio in questa vertigine: protagonista è il tempo, che consuma la gioventù e sfata le illusioni, rendendoci in definitiva tutti uguali. Campanella gli oppone due forze in grado di resistere al logorio degli anni: l’amore e il bisogno di verità. Tali passioni si fondono in Esposito; risolvere il caso Morales è condizione necessaria per rivelare i propri sentimenti a Irene.

 

Le due anime del racconto, giallo e melodramma, culminano nel doppio finale. Benjamin scopre la verità, ottenendo la risposta che l’ha ossessionato per un trentennio. La conclusione dell’indagine però non è fine a sé stessa, ma dischiude la coscienza del personaggio a una consapevolezza più intima e radicale: espressa in una scena di memorabile semplicità, dove Benjamin recupera un appunto scarabocchiato in dormiveglia (“Temo”) e, con mano ispirata, vi aggiunge una lettera, trasformandolo in: Te amo.

 


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