Chemistry #13 – Trickster (Tck)

20 maggio 2015


di Davide Borgna

 

Il trickster (“ingannatore”) è una figura che affonda le sue radici nella mitologia costellando culture distanti storicamente e geograficamente: che si tratti di Loki, il dio malizioso e opportunista delle leggende nordiche o del coyote briccone nei racconti dei Nativi americani, o del servo astuto nelle commedie di Plauto, l’imbroglione-trasformista sembra essere fra gli attori principali di una storia, in ogni tempo e luogo.

 

Christopher Vogler ha ripreso nel Viaggio dell’eroe il profilo del trickster, identificandolo come uno dei sei archetipi o figure basilari della narrazione (gli altri sono l’Eroe, l’Ombra, il Mentore, il Guardiano della Soglia, il Messaggero e il Mutaforma).

 

La funzione del trickster è spesso quella di portare la storia su un piano più basso, smorzando gli afflati seriosi dell’Eroe per incarnare bisogni concreti, umani (fame, freddo, sete, desiderio carnale) e perciò universali al pari delle tensioni dello spirito: penso ad Arlecchino, maschera contraddistinta proprio da una fame disperata e perenne.

 

Il trickster è arguto, agisce con l’intelletto più che con la forza o il prestigio sociale, crea contrappunti ironici conferendo leggerezza alla trama. Specialista nell’intrigo e nella truffa, può essere foriero di aiuto come di minaccia, collocandosi nel sistema della storia in una posizione pericolosamente neutrale.

 

Strettamente legato al trickster è, da Loki in poi, il tema del travestimento. Camuffarsi è uno degli espedienti classici dell’ingannatore e soprattutto la commedia – prima teatrale, poi filmica – ne ha fatto un uso smodato.

 

Tra i migliori esempi di camuffamento su pellicola ricordiamo Tootsie (1982), spassosa opera in bilico tra farsa e sentimento diretta da Sidney Pollack.

La vicenda è incentrata su Michael Dorsay (Dustin Hoffman), attore dotato ma piantagrane che per scampare alla disoccupazione assume vesti femminili e diviene Dorothy Michales, ottenendo un ruolo di spicco in una soap ospedaliera.

 

Come trickster, Michael si troverà a gestire una matassa di imbrogli professionali e sentimentali: tutti amano Dorothy, qualcuno ama Michael, e Michael ama la sua collega, ma non può dichiararsi a lei se non a costo di perdere il lavoro.

 

 

Questa rete collasserà quando il protagonista, dismessi i panni di Dorothy ma assimilatane la natura, compirà una rivelazione che è insieme una parodia esilarante dei meccanismi della fiction: discendendo uno scalone, alla presenza dei membri del cast, Michael si cimenta in un improbabile monologo che è sì una confessione, ma anche un riconoscimento: il riconoscimento della femminilità come parte imprescindibile della mascolinità – perfettamente in linea con le provocazioni del trickster e col suo trasformismo.

 


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