Chemistry #19 – Status Quo is God (Sq)

1 luglio 2015


di Davide Borgna

 

Ogni storia è fondata su uno status quo, ovvero su un equilibrio interno al mondo narrato che può essere scosso, insidiato o sovvertito nel corso dell’opera, salvo poi riequilibrarsi nella maggior parte dei casi attraverso l’impresa o il sacrificio dell’eroe.

 

Con ciò si potrebbe argomentare che la natura del racconto riflette quella della società in cui viene prodotto, la maggiore o minor resistenza di quest’ultima al cambiamento o il suo desiderio di trasformazione, se non di rinascita (Campbell la chiama palingenesi[1]).

 

L’happy end del cinema hollywoodiano classico o il “tutto è bene ciò che finisce bene” di tante commedie celano un meccanismo di tutela dello status quo, dove l’equilibrio sociale e i valori imposti dalla morale corrente vengono riaffermati e consolidati. Così le storie incentrate su personaggi ambiziosi, corrotti e riprovevoli (secondo il senso comune) si chiudono con il castigo/morte che rappresenta la sanzione del corpo sociale nei confronti di una figura potenzialmente nociva o avvertita come tale: Shakespeare ne dà alcune fra le rappresentazioni più emblematiche, basti pensare a Riccardo III o al Mercante di Venezia.

 

Naturalmente, non sempre il meccanismo è conservatore. Esistono racconti che tematizzano la problematica dello status quo facendone il nucleo della trama: 1984 balza subito alla mente, mettendo in luce i pericoli legati all’assolutizzazione e alla devozione (che diventa amore) per il Potere con la P maiuscola.

 

Opera profondamente avversa allo status quo, intrisa di succhi libertari e utopistici è la saga Queste oscure materie di Philip Pullman.

Narratore fra i più potenti per la capacità di coniugare fiaba e teologia, avventura e riflessione filosofica, lo scrittore inglese mette in scena un mondo accostabile a quello europeo di inizio Novecento (lo definiremmo steampunk), arricchito da straordinarie invenzioni: prima fra tutte la presenza del daimon, materializzazione senziente dell’anima che è compagno inseparabile di ogni individuo. La protagonista Lyra, grazie alla sua insaziabile curiosità scopre l’esistenza della Polvere, misteriosa aura che parrebbe collegare il mondo di qua a infinite altre dimensioni; scoperta inaccettabile per il Magisterium, l’autorità clericale che detiene il monopolio interpretativo sulla realtà, e che tenterà in ogni modo di eliminare Lyra, divenuta il perno di una guerra incombente tra le forze terrene e quelle celesti.

 

Attraverso un conflitto cui “gli eroi e le eroine del fantasy si dedicano fin dai tempi di Gilgamesh”[2], Pullman dà voce al desiderio di conoscere e fantasticare senza costrizioni. La libertà di cambiare il mondo, “di comprenderlo, percorrerlo e soprattutto amarlo”[3].

 

[1] J. Campbell, L’eroe dai mille volti, Lindau, Torino 2012, p.26.

[2] M. Chabon, Mappe e leggende. Avventure ai confini della lettura, Indiana Editore, Milano 2013, p.80.

[3] Ibidem.

 


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