Chemistry #2 – I Tre Atti (3As)

4 marzo 2015


di Davide Borgna

 

1. Esposizione

 

Il litio (dal greco lithos, “pietra”) costituisce il più leggero fra gli elementi solidi, contraddistinto dal numero atomico 3. Nella Tavola dei Tropi Narrativi il suo corrispettivo è rappresentato dalla Struttura in Tre Atti: ci piace pensare che l’accostamento si basi non solo sull’ovvia analogia numerica, ma proprio sulla leggerezza tipica del litio. Come insegna ogni buon manuale, la struttura di un racconto dovrebbe essere solida e al contempo lieve, una trama in cui avvincere il lettore/spettatore senza che questi ne avverta il peso.

 

Il primo tassello della Struttura in Tre Atti consiste nell’esposizione, ossia la parte iniziale che dovrebbe incentrarsi sul protagonista, sull’ambiente in cui vive e soprattutto sul desiderio/conflitto che lo caratterizza. Al termine dell’esposizione, grazie al Primo Punto di Svolta le sorti del protagonista muteranno irreversibilmente, traghettandoci nel Secondo Atto.

 

Dovendo associare esposizione e leggerezza, viene in mente l’incipit di Sentieri selvaggi (1956) di John Ford. Una porta si spalanca sul paesaggio brullo del Texas, una donna si scherma gli occhi osservando un cavaliere che con andatura lenta si avvicina all’abitazione dei pionieri. Immagini memorabili che inscenano il ritorno a casa di Ethan (John Wayne), accolto felicemente dal fratello Aaron e dalla cognata Martha.

Eppure una tensione sotterranea si insinua da subito nel quadro famigliare: Ethan è un reduce, ha con sé la sciabola della Confederazione, ma la guerra si è conclusa da tre anni. Perché non è tornato prima? Cos’ha fatto nel frattempo? Domande troncate dalla ritrosia di Ethan e dal riserbo dei parenti, che gettano un’ombra cupa sulle chiacchiere davanti al caminetto. È un esempio della reticenza fordiana, dove i dialoghi contano per ciò che non dicono, per i silenzi e i sottintesi.

 

Ma questo Primo Atto vive soprattutto di piccoli gesti che, nella loro sobrietà, comunicano più di mille battute: la tenerezza di Ethan nei confronti della cognata suggerisce un sentimento mai dichiarato; il modo in cui Martha, in un fuggevole momento di solitudine, accarezza il cappotto di Ethan prima di consegnarglielo suggerisce a sua volta che il sentimento è ricambiato; e che forse proprio per questo il protagonista si è tenuto lontano da quella casa. Lontano dagli occhi…

Ancora, l’ostilità con cui Ethan accoglie Marty, il mezzosangue con cui è imparentato, crea un momento d’imbarazzo durante la cena facendo trapelare l’aspetto saliente del protagonista: l’odio viscerale per gli indiani. Infine – ed è l’esempio più emblematico – il gesto affettuoso con cui Ethan solleva la nipotina Debbie, prendendola tra le braccia, sarà ripreso in tutt’altro contesto nella fase culminante del film.

 

Il Primo Atto di Sentieri selvaggi sarà troncato nella maniera più brutale, con il massacro della famiglia di Aaron da parte dei Comanche e il rapimento di Debbie. Toccherà a Ethan, eroe sradicato, intraprendere l’odissea per ritrovare la nipote, mosso da due pulsioni contrastanti: da una parte il furore omicida, dall’altra il desiderio di riportare a casa colei nella quale è riposto l’avvenire della famiglia, nonché (simbolicamente) la possibilità di tramutare l’Ovest in un giardino di civiltà.


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