Chemistry #23 – Saving the World (Stw)

29 luglio 2015


di Davide Borgna

 

Le grandi storie, come già accennato, prendono avvio da una Chiamata. Essa è per così dire l’innesco da cui deriva quella catena di reazioni sempre più estese ed intense che compongono l’avventura.

 

Quest’ultima può avere diverse mete: la (ri)conquista di un’amore è l’avventura della maggior parte dei melodrammi, così come l’autostima e il successo costituiscono l’obiettivo di molta commedia di costume.

 

Al suo livello più ambizioso, la Chiamata assurge alla dimensione eroica per eccellenza invitando il protagonista a lottare per preservare il mondo; l’intera dimensione cosmico-storica è messa a repentaglio, e il personaggio deve ergersi a sua difesa.

Questo genere di chiamata è al centro delle narrazioni più stilizzate: è l’appello rivolto ai supereroi, da Spider-Man agli Avengers; è la quest fantasy dove si presentano mondi immaginari minacciati dalle forze del male; è la missione dei thriller o film di spionaggio in cui l’agente segreto sventa cospirazioni di portata mondiale.

 

Come spesso avviene, è significativo esaminare i casi nei quali tale costrutto narrativo viene negato o distorto. Vi sono infatti storie nelle quali si persegue un ideale di salvezza (sia materiale che spirituale), pur se il nostro mondo è già sprofondato.

Si pensi a La strada di McCarthy (e all’omonimo film di John Hillcoat): in una landa grigia, ferina e sterile un padre conduce la sua odissea con stoica sopportazione e quieta mestizia, lottando per salvaguardare il figlio innocente e puro, poiché in lui si annida quella scintilla capace di porre fine all’inverno del mondo.

 

Un brillante capovolgimento della quest eroica si ha ne Il dottor Stranamore – Ovvero come impararai a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964) di Kubrick. Se in altre storie la missione era votata alla salvezza, in questo caso l’obiettivo è la distruzione: cioè l’innesco dell’ordigno Fine-di-mondo, provocato dalla follia di un ufficiale e perseguito da una squadra di piloti, mentre nella War Room statunitense un manipolo di burocrati incompetenti (Presidente incluso) cerca di arrestare il folle ingranaggio bellico prima che esso devasti il pianeta.

 

Con toni da commedia nera, e grazie al trasformismo sfrenato di Peter Sellers, Kubrick filma una parabola contro il militarismo e l’imbecillità, rovesciando di segno gli stilemi del film guerresco/patriottico convenzionale: il volo dei piloti determinati a sganciare la bomba è accompagnato dalla marcetta When Johnny comes marching home, vero inno della mitologia a stelle e strisce.

 

Allo stesso modo, nel climax del film, il maggiore Kong libera l’ordigno e s’immola sventolando il cappello e cavalcando la bomba come un cowboy, in una triviale riproposizione dei miti di conquista e di potenza americani.

 

Un esempio di come sia possibile lavorare su cliché narrativi, rimodellandoli con arguzia.


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