Chemistry #25 – Beyond the Impossible (Bti)

12 agosto 2015


di Davide Borgna

 

I confini della fiction, si sa, sono più malleabili ed espandibili di quelli del reale; cionondiméno, come già accennato a proposito della nozione di fantastico, ogni mondo narrativo segue le proprie leggi interne e la mancata osservanza di quest’ultime rappresenta un atto forte, deliberatamente trasgressivo da parte del narratore.

 

Varcare i limiti del possibile è tipico delle storie soprannaturali, che indagano i confini tra mondano ed extramondano, fra vita e morte. Spesso una storia ha origine da una di queste trasgressioni, che ne diviene il presupposto: in una cittadina di montagna i defunti, morti in anni e in circostanze diverse, si ripresentano dai loro cari come se nulla fosse accaduto, con lo stesso aspetto che avevano il giorno della dipartita.

È la trama scatenante di Les Revenants, splendida parabola che rinnova con atmosfere perturbanti il consolidato filone dei “ritorni dalla morte”.

 

Altrove il raggiungimento dell’impossibile si lega all’arco individuale del personaggio: l’apprendista-supereroe deve imparare a controllare i propri poteri, che trascendono l’ordinaria sfera sensoriale, così da porre tali capacità al servizio del mondo.

 

Formidabile inventore di situazioni sul filo dell’impossibile, nella narrativa italiana è stato Dino Buzzati. Sessanta Racconti, opera di respiro unitario malgrado l’estrema ricchezza interna, gioca con il quotidiano e i suoi tic in modo affine al cosiddetto realismo magico.

 

Più che violare i confini del possibile, Buzzati forza la realtà, la dilata, la deforma così che essa assume tratti onirici – spesso da incubo. Molti racconti partono pacatamente, per poi condurre un’escalation verso un territorio di frontiera, astratto e surreale: vedi Il problema dei parcheggi, dove una seccatura nota a qualsiasi abitante di Milano getta le basi di una fuga utopica, di uno smarrirsi lontano dai veleni della civiltà; o Il cane che ha visto Dio, ambientato in un imprecisato paese da fiaba, nel quale un randagio miserabile e spregiato da tutti viene investito di un’aura divina, spingendo gli abitanti del borgo a mitigare la propria condotta dinanzi al vicario giudicante di Dio.

 

Insomma, potremmo dire che nella miglior narrativa l’Impossibile non è semplicemente ciò-che-sta-oltre, rigidamente escluso dai paletti della finzione. Nelle migliori storie l’Impossibile è piuttosto ciò-che-sta-nei-paraggi, appostato in disparte, pronto all’occorrenza a far udire la sua voce, a ricordarci che c’è sempre una frontiera da esplorare.

 


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