Chemistry #36 – Moral Event Horizon (Hrz)

28 ottobre 2015


di Davide Borgna

 

L’orizzonte degli eventi è un concetto connesso ai buchi neri, indicante la soglia spazio-temporale che separa il luogo da cui possono sfuggire segnali dal luogo da cui nessun segnale può sfuggire – il buco nero comunemente inteso.

 

Per un narratore, le nozioni di soglia e di confine rivestono un’importanza considerevole come simboli esistenziali: il corrispettivo letterario dell’orizzonte degli eventi, con la sua irreversibilità, è costituito dalla linea d’ombra di Conrad e di molte storie di formazione.

Questa può essere più o meno sottile, più o meno palpabile, tanto che il protagonista si trova a varcarla quasi inconsapevolmente. Spesso assume la consistenza materiale e la densità simbolica di un oggetto, rivelando tramite la drammaturgia la poetica dell’autore: ne è un esempio la scena in cui il giovane cowboy Newt (uno dei protagonisti di Un volo di colombe di Larry McMurtry) riceve la sua prima pistola:

“Newt prese la pistola e la estrasse dalla fondina. Aveva un vago odore d’olio… il capitano doveva averla lubrificata quel giorno. Naturalmente non era la prima volta che Newt si trovava una pistola tra le mani. Il signor Gus gli aveva insegnato a sparare e anzi s’era complimentato per la sua abilità. Ma tenere in mano una pistola e possederne una erano due cose molto diverse. Fece girare il tamburo della Colt e ascoltò i ticchettii. Il calcio era di legno, la canna bluastra, la fondina conservava ancora un lieve odore di sapone da sella. Newt rimise la pistola nella fondina, affibbiò la cintura e sentì il peso solido dell’arma contro il fianco. Quando tornò nei recinti per prendere il suo cavallo, ebbe la sensazione d’essere adulto e completo, per la prima volta nella sua vita”[1].

 

Se l’orizzonte degli eventi è il limite oltre il quale la materia viene risucchiata dal buco nero senza vie di fuga, ecco che nelle storie esso viene a designare quel momento in cui un personaggio, tramite un gesto banale o un’azione decisiva, abbraccia il lato oscuro (impossibile non avvalersi della proverbiale espressione di Star Wars). Compiuto il passo, l’immersione nell’oscurità è completa e senza possibilità di redenzione.

La caduta morale del protagonista è un motivo ricorrente nelle narrazioni: l’esempio più memorabile degli ultimi anni viene da Breaking Bad, che altro non è che la discesa all’inferno dell’impacciato e dimesso Walter White, una discesa lastricata di buone intenzioni. L’orizzonte degli eventi in questo caso è rappresentato dal finale della quarta stagione: la battuta trionfale di Walt (“I won”) seguita da un espressivo movimento di macchina (portatore di un colpo di scena devastante) sancisce la conversione maligna del protagonista. Una trasformazione che il personaggio, finalmente consapevole, non negherà, rifiutando qualunque facile assoluzione.

 

Ancor più lenta, inesorabile e vischiosa è la caduta di Chris, protagonista di Match Point (2005): film dostoevskijano nel descrivere la seduzione che sul protagonista esercita l’ingresso nell’élite borghese, che richiede però l’esclusione (forzata) della propria amante.

Qui l’orizzonte degli eventi è ancor più efficace poiché racchiuso in un’immagine minimale: l’urto di un anello contro la balaustra (di nuovo la soglia, il confine) assurge a emblema morale del film.

 

Tanto più potente e tragica, la parabola di Allen, in quanto ci mostra cosa c’è oltre l’orizzonte degli eventi, dentro il buco nero: nient’altro che un mondo uguale al nostro, la morte dello spirito camuffata dietro appartamenti eleganti, campi da tennis e cene di lusso.

 

[1] L. McMurtry, Un volo di colombe, Mondadori, Milano 1986, p.107.

 


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