Chemistry #46 – Smart But Strong (Sbs)

20 gennaio 2016


di Davide Borgna

 

La figura è tipica dei racconti d’avventura o di azione: spesso, in questo genere di storie il personaggio in apparenza fragile e inoffensivo nasconde una forza inaspettata.

 

È così che, nei film di arti marziali, il maestro dell’arte del combattimento è tipicamente un vecchietto dall’aspetto bonario, come il maestro Miyagi di Karate Kid. Allo stesso modo, nel cappa-e-spada all’orientale il guerriero più forte non è nerboruto né violento, bensì aggraziato, placido, misurato nelle parole come nei gesti. “La forza”, dice il maestro Li Mu Bai ne La tigre e il dragone, “sta nella quiete”.

Il messaggio veicolato da simili personaggi – non solo da quelli di provenienza orientale – è filosofico: la vera forza, il potere saldo e armonioso, deriva da una fermezza interiore, da un’integrità morale prima che fisica. Lo Yoda di Guerre Stellari rimane l’esempio più fortunato di questo tipo narrativo, nonché ideale punto d’incontro fra tradizioni culturali diverse (l’ascetismo dell’Oriente e la tradizione magico-cavalleresca dell’Occidente).

 

La debolezza ingannevole del personaggio ricorre anche nel variegato mondo dei supereroi; che anzi si avvale dell’infermità fisica per strizzare l’occhio ai lettori ormai avvezzi a certe figure narrative: basti pensare al dottor Xavier, il mentore degli X-Men, genio della scienza e del controllo mentale, costretto da un incidente su una sedia a rotelle.

 

Ma l’esempio forse più riuscito in tema di supereroi è Matt Murdock, alias Daredevil. Quest’ultimo gode di tutti i riguardi e della non troppo velata compassione che si riserva a un cieco: condizioni ideali per mascherare le sue abilità, favorite da sensi eccezionali e da un duro allenamento fisico. La recente serie ideata da Drew Goddard per Netflix narra la genesi del supereroe, è un “begins” com’era lecito aspettarsi nell’era post-Nolan.

La sceneggiatura mette sapientemente in luce il retroscena romantico e noir del protagonista (il padre, pugile fallito che per riscattarsi perde la vita), nonché il conflitto tra le sue due anime: avvocato dei poveri di giorno, spietato vigilante la notte. Non è un caso che Murdock sia cattolico, dunque ardentemente bisognoso di un’assoluzione che provenga dal consesso umano, prima ancora che da Dio. E non è un caso che al protagonista posato e sorridente (un Charlie Cox col giusto physique du role) si contrapponga il massiccio e feroce Wilson Fisk (Vincent D’Onofrio).

Entrambi desiderano, a parole, il bene della propria città. Ma se Matt lotta per preservare, malgrado tutto, il suo quartiere natale (il sobborgo di Hell’s Kitchen), Fisk agisce spinto dal bisogno di distruggerlo: ovvero per spazzare via il pantano disgustoso in cui è annegata la sua fanciullezza.


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