Chemistry #49 – The Protagonist (P)

10 febbraio 2016


di Davide Borgna

 

Nei numeri precedenti abbiamo esaminato figure archetipiche, tecniche narrative, atmosfere e stili che caratterizzano un genere piuttosto che un altro. Ognuno di questi elementi trova la sua ragion d’essere nel modo in cui si rapporta al nucleo di ogni storia, cioè al protagonista che, come sappiamo, costituisce il centro dell’empatia per il lettore/spettatore. Il protagonista è dunque la cartina al tornasole con cui si misura l’efficacia delle soluzioni adottate – dall’ambientazione all’uso del tempo narrativo, dalla trama alla costellazione di personaggi principali e secondari.

 

Che cosa identifica un protagonista? Certo non gli attributi morali, anzi la narrativa contemporanea ci ha abituato a immedesimarci con criminali, truffatori, assassini e psicopatici. Poiché il protagonista è il motore dell’azione drammatica, intorno a lui ruotano il desiderio e l’interrogativo cruciale posti dalla storia. Il desiderio può rivolgersi a qualsiasi oggetto (soldi, l’amore, il potere, un posto di lavoro, la terra, la libertà ecc.) e la domanda connessa è, solitamente: ce la farà a ottenerlo?

 

Nel suo Viaggio dell’Eroe, Vogler distingue sette archetipi ricorrenti nelle narrazioni di ogni tempo. Primo fra questi è l’Eroe, che s’identifica con il protagonista. Ma Vogler avverte che le cose non sono così semplici: lo stesso personaggio può, nel corso di una storia, ricoprire più ruoli, passare dall’uno all’altro, in certi casi confondersi tra l’uno e l’altro. L’abilità del narratore sta nel modo in cui rimescola le carte, lasciandoci credere una cosa e, poco a poco, mutando le nostre convinzioni.

È la grandezza di un film come Million Dollary Baby (2004). Clint Eastwood è notoriamente un repubblicano, per alcuni un reazionario; eppure nei suoi film migliori è capace come pochi di rovesciare i valori fondanti della buona società americana – primo fra tutti, la famiglia (e la casa, che della famiglia è il corollario: la “capanna” di cui fantasticano Frankie e Maggie durante il film). Nemmeno la fede religiosa si sottrae allo sguardo critico di Eastwood, e i preti sono figure di contorno rigide, inadeguate, tutt’al più goffe.

 

All’apparenza Million Dollar Baby ha per protagonista Margaret, la ragazza fallita che si riscatta grazie al talento e alla dedizione per la boxe. E Frankie, allenatore ruvido e pieno di rimpianti, è il mentore ideale. Tuttavia mentre il rapporto tra i due cresce, travalicando la relazione sportivo/allenatore, ci rendiamo conto che forse i ruoli non sono così netti. Finché si giunge al capovolgimento: da ultimo, è Frankie il vero protagonista della storia, e Maggie il suo mentore. Lui le insegna la boxe, ma la ragazza gli insegna qualcosa di più importante – come dar voce e corpo ai sentimenti, ossia come vivere. Difatti l’azione culminante, la grande prova finale spetta a Frankie, a colui che credevamo essere l’appiglio, il riferimento, e che invece si dimostra un’anima fragile che, grazie all’incontro con Maggie, ha ritrovato se stessa.


Post Your Thoughts