Chemistry #53 – The Woobie (Wb)

10 marzo 2016


di Davide Borgna

 

Il woobie è quel personaggio la cui presenza nel racconto suscita, in chi guarda o legge, un sentimento di affettuoso dispiacere, di tenera compassione. In pratica quando pensiamo a lui non possiamo che dire: “Poveretto!”

 

Il mondo delle storie abbonda di loner e sfigati a cui dare il nostro appoggio; il cinema adolescenziale o coming of age, com’è chiamato nel mondo anglosassone, ne ha fatto una figura tipica. Più il ragazzino di turno è impacciato, introverso e senza amici, più ci identifichiamo con lui e nutriamo la speranza che si realizzino i suoi desideri. Il quattordicenne Charlie, protagonista di Noi siamo infinito (2012), è un tipico esponente della categoria.

 

Nella narrativa per l’infanzia e nel cinema d’animazione, il woobie è una presenza ricorrente. Basta pensare a Winnie the Pooh, che tra i compagni d’avventura nel Bosco dei cento acri annovera il maialino Pimpi, timido, ansioso e affetto da un complesso d’inferiorità a causa della balbuzie e del fisico gracile; oppure Ih-Oh, l’asino grigio che ostenta un pessimismo universale.

 

Due delle variazioni più brillanti sul tema provengono dagli ultimi lungometraggi della Disney-Pixar: nel mondo di Inside Out, i cui protagonisti sono la personificazione delle nostre emozioni, il personaggio chiave è Tristezza (Sadness). Grandi occhiali, tono sconsolato, soggetta a periodici attacchi d’apatia, è impossibile non simpatizzare con lei. L’abilità del film sta nell’usare la formula del racconto d’animazione per contraddirne una delle verità tradizionali: quella per cui il “felici e contenti” è l’unico scopo a cui ambire. Nella vita vera, invece, viviamo felici e tristi; anzi, sono i ricordi dolorosi a porre le nostre memorie nella giusta prospettiva, a farci apprezzare i momenti di allegria e dolcezza. Il tocco di Sadness serve a farci maturare, ben più che l’ottimismo acritico e petulante di Gioia.

 

Affini a quelli per Tristezza sono i sentimenti mossi da Judy, la coniglietta-poliziotto di Zootropolis. Sentiamo una forte empatia per questo personaggio che, circondato da bestie molto più forti e minacciose, aspira a proteggere la città. Come in Inside Out, il tema è la definizione di sé. Se però nel primo caso si trattava di un discorso interiore, Zootropolis sposta lo sguardo verso l’esterno, sul piano sociale. Judy vuole essere un’eroina, ma una volta raggiunto questo obiettivo si troverà a interrogarsi sul suo significato, imparando che l’eroe non è il prodotto degli interessi o delle convenzioni. Il vero eroe è colui che risponde ai propri valori e li osserva con sincerità.

Due ottimi esempi di come il personaggio perdente o sfigato, con la carica emotiva a esso legata, possa farsi portatore di significati complessi.


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