Chemistry #54 – Large Ham (Ham)

16 marzo 2016


di Davide Borgna

 

Se il woobie è un personaggio impacciato, dimesso, a disagio nell’occupare il centro della scena e più propenso a tenersi ai margini, il suo contraltare è un chiassoso mattatore con un’opinione spesso esagerata di sé, che non riesce a proferire parola senza che questa sia strillata, solenne o inutilmente enfatica.

 

Si tratta di un personaggio istrionico, platealmente fuori misura ma sempre coerente con questa sua dimensione “eccessiva”. L’antenato più nobile di questa figura è forse il Don Chisciotte di Cervantes, che, impazzito a furia di leggere romanzi cavallereschi, trova in ciascun incontro o tappa delle sue peregrinazioni lo spunto per un’avventura eroica; tristemente smentita dalla realtà.

 

L’istrione gode di larga fortuna nel racconto d’avventura, dove spesso inietta forti dosi di umorismo. Jack Sparrow, il fanfaronesco pirata interpretato da Johnny Depp in Pirati dei Caraibi, è forse l’esempio più eclatante di questo tipo: dotato di una favella incessante e ipnotica, non rinuncia a esibire il proprio eloquio anche nelle situazioni all’apparenza disperate, con somma irritazione dei nemici e massimo divertimento degli spettatori. A conferma che la parola è lo strumento principe del mattatore, le battute memorabili di Sparrow si sprecano nella saga.

 

È significativo che tale componente istrionica, di vanteria e di teatralità, sia tipica dell’antagonista, del villain. L’eroe del racconto dev’essere un personaggio in cui potersi identificare, ammirevole ma anche veritiero, dotato di virtù e punti deboli che possiamo riconoscere come nostri. Ma è un fatto che spesso il cattivo risulta più affascinante ai nostri occhi. Il motivo è che può permettersi un surplus di inverosimiglianza, un carisma scenico che costituisce il segreto della sua suggestione. Pensiamo al Joker, il celebre avversario di Batman, e all’interpretazione farsesca che ne ha dato Jack Nicholson. Di tutt’altro tenore è il personaggio nella cupa rivisitazione di Christopher Nolan, affidato al volto truccato e maligno di Heath Ledger. Ma i due Joker hanno un tratto in comune: l’abilità retorica, che li distingue dalla massa dei criminali comuni, rozzi e poco versati alla speculazione.

 

Con la figura dell’istrione è come se il narratore volesse lanciarci un ammonimento: le parole sono uno strumento prezioso, ma possono anche servire all’inganno o alla sopraffazione. Non per niente nella cultura occidentale il supremo parlatore, il personaggio teatrale e carismatico, l’istrione per eccellenza è anche il nemico numero uno dell’umanità: il Diavolo.


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