Chemistry #56 – Rounded Character (Rnd)

30 marzo 2016


di Davide Borgna

 

Quand’è che un personaggio è a tutto tondo? Un interrogativo che è croce e delizia dei narratori, ansiosi di scrivere una storia in grado di lasciare il segno. Si può dire che un personaggio è a tutto tondo quando presenta un carattere sfaccettato e una complessità di motivazioni che rendono il suo agire dinamico, contrastato e non del tutto prevedibile. Dinamico perché il personaggio in questione può cambiare durante la storia; contrastato perché spesso egli nutre dubbi e insicurezze riguardo alle proprie azioni; e imprevedibile, poiché il personaggio può contravvenire a quanto ci aspetteremmo da lui: così facendo si svincola dagli stereotipi legati alla tradizione e al genere narrativo.

 

Ma la complessità non è necessariamente un vantaggio; se spinta all’eccesso può tramutarsi in un impedimento. Per questo l’economia narrativa suggerisce che, se alcuni personaggi richiedono una personalità sfaccettata (il protagonista e l’antagonista principale), altri possono e debbono avere un profilo più semplice e sintetico. La bidimensionalità non è peccato, se usata consapevolmente: nei Promessi Sposi, don Abbondio è una figura altamente stilizzata, con precise funzioni di contrappunto patetico e umoristico; egli agisce sempre in conformità alla sua natura pavida, senza mai tradire le nostre aspettative. Ma ciò non toglie che costituisca uno dei personaggi più memorabili di tutto il romanzo.

 

Nelle narrazioni classiche, il sistema dei personaggi è organizzato secondo criteri di equilibrio e funzionalità. Il teatro shakespeariano e il cinema hollywoodiano degli anni Trenta e Quaranta ne sono un buon esempio. Un personaggio può essere convenzionale e possedere comunque freschezza e vitalità. In Ombre rosse (1939) di John Ford, i passeggeri della diligenza incarnano tipi della narrativa western – il bandito, la prostituta dal cuore d’oro, l’ubriacone, il giocatore d’azzardo, lo sceriffo. Preso singolarmente, nessuno di loro può definirsi un personaggio a tutto tondo. Tuttavia durante il viaggio, grazie alla coesione e allo spirito di gruppo, ciascuno di essi viene portato a superare le proprie resistenze e ad agire con un coraggio e una lealtà inaspettati. A dimostrazione che ciò che anima davvero una storia sono i rapporti e le interazioni dinamiche fra i personaggi.

 

Un personaggio può apparire piatto e stereotipato al principio della storia, salvo poi guadagnare profondità attraverso il racconto. Nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco, George R. R. Martin ama mettere in crisi i suoi personaggi, che proprio grazie alle disavventure e alle tragedie che li colpiscono possono cambiare, diventando più maturi e riflessivi. Pensiamo a Jaime Lannister, che inizia a catturare la nostra simpatia a partire dal momento in cui perde la mano e, con essa, le sue abilità guerriere. È questo il segreto della saga e del suo adattamento televisivo: con una punta di sadismo, Martin sembra volerci dire che, come nella vita, spesso sono le miserie e i colpi inferti dal destino a farci uscire dalla piattezza, a renderci un po’ più complessi e arrotondati.

 


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