Chemistry #57 – Jerk With a Heart of Gold (Jhg)

6 aprile 2016


di Davide Borgna

 

La settimana scorsa abbiamo parlato di personaggi piatti e a tutto tondo, di caratteri complessi e figure stilizzate. A metà fra questi due poli si colloca una folta schiera di personaggi egoisti o inetti o truffaldini, che di norma hanno a cuore esclusivamente il proprio interesse e spendono il tempo nello sforzo sistematico di raggirare il prossimo. Tuttavia, in momenti cruciali della storia le canaglie in questione dimostrano una bontà d’animo e un altruismo fuori del comune.

 

Un personaggio simile sta, potremmo dire, tra la piattezza e la rotondità. È abbastanza stilizzato da essere riconoscibile, ma sa affrancarsi dal ruolo di macchietta grazie a uno slancio sincero. Il raggiro, l’imbroglio sono le sue virtù abituali (spesso le uniche): non è raro che appartenga alla tipologia che Vogler, nel Viaggio dell’Eroe, chiama il trickster. Nella trilogia sui Pirati dei Caraibi, Jack Sparrow si serve di chiunque per raggiungere i suoi scopi e non esita a voltare gabbana più volte nelle contese con gli altri personaggi. Però Jack è anche il beniamino del pubblico, di gran lunga superiore per simpatia e carisma al protagonista “ufficiale”, Will Turner. Il motivo non sta solo nella bravura di Johnny Depp, ma nel fatto che malgrado i suoi raggiri sentiamo che, in fondo, Jack è una persona onesta. E lo dimostra, appunto, nei momenti cruciali. Non a caso di lui si dice che “è un pirata, e un brav’uomo”.

 

Questo tipo di personaggio cattura naturalmente la nostra simpatia: possiede difetti e vizi che non fatichiamo a riconoscere in noi stessi, ma al tempo stesso è capace di un singolo gesto in grado di trasformarlo, seppur per breve tempo, in eroe. All’occorrenza possiamo ridere di lui, bollarlo come cialtrone, perfino disprezzarlo; in altri momenti siamo liberi di commuoverci e di farne un modello.

 

La commedia all’italiana nella sua stagione d’oro ha creato alcuni degli esempi più memorabili di queste simpatiche canaglie, personaggi che incarnavano (incarnano) gli espedienti e “l’arte di arrangiarsi” dell’italiano medio. La grande guerra (1959) di Monicelli è la storia di due soldati che fanno di tutto per schivare i pericoli del combattimento, ma finiscono nelle grinfie degli austriaci e per salvarsi la pelle devono tradire i loro commilitoni. Deriso da un ufficiale, Giovanni (Vittorio Gassman) si rifiuta di rivelare informazioni sulla controffensiva italiana, condannando se stesso e Oreste (Alberto Sordi) a una fucilazione sommaria.

Nei Soliti ignoti (1958), sempre Gassman è un pugile fallito che viene a conoscenza dei dettagli per imbastire il colpo perfetto: rapinare il Monte di Pietà passando per un appartamento contiguo. Gassman seduce la domestica, Nicoletta, ma proprio quando gli riesce di sottrarle le chiavi ci ripensa e decide di lasciarle, perché altrimenti la colpa ricadrebbe sulla ragazza; e perché, in fondo, prova qualcosa per lei. Cialtroneria e bontà si mescolano sapientemente in Peppe, come nel resto della scalcagnata banda di ladri: gente troppo semplice per aspirare a grandi imprese criminali. “Voi al massimo” dice uno del gruppo, Mastroianni, “potete andare a lavorare”.


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