Chemistry #59 – Static Character (Sta)

21 aprile 2016


di Davide Borgna

 

In una delle scene più spassose de Il ladro di orchidee di Spike Jonze, Charlie Kaufman (Nicolas Cage) si reca a un seminario per sceneggiatori tenuto dal guru Robert McKee (Brian Cox). A un certo punto, il timido Charlie alza la mano per porre una domanda al maestro: si possono scrivere storie in cui i personaggi non cambino, non abbiano illuminazioni, insomma storie che rispecchino “il mondo reale”? La tremenda sfuriata di McKee in risposta è al tempo stesso una frecciata ai cliché di Hollywood e una riflessione sui meccanismi narrativi.

 

Si possono scrivere storie in cui il personaggio non cambia? Certo che sì. Ma, se il cambiamento è necessario per ottenere ciò che si desidera, o semplicemente per sopravvivere, allora i personaggi privi di flessibilità, incapaci di adeguarsi al mondo circostante, sono destinati all’infelicità e alla sfortuna. Silvio Magnozzi, il partigiano e giornalista impersonato da Sordi in Una vita difficile (1961), non riesce a fare carriera nell’Italia del boom economico a causa della sua onestà. Celebre la scena in cui rifiuta l’assegno offertogli come tentativo di corruzione (sembra che Sordi avesse avuto un diverbio con Risi in merito a questa scena: lui l’assegno l’avrebbe accettato).

 

Il personaggio refrattario al cambiamento vive spesso nella prigione che lui stesso si è costruito, prigioniero dei propri fantasmi. In Conoscenza carnale (1971), Jonathan (Jack Nicholson) passa da una relazione all’altra senza legarsi affettivamente a nessuna donna. Nell’arco di quarant’anni, colleziona partner senza riuscire a vincere il suo disprezzo per il genere femminile; ogni volta che un rapporto sembra assumere una dimensione più profonda e matura, lui s’impegna sistematicamente per distruggerlo.

 

Qualcosa di simile avviene a Brandon (Michael Fassbender) protagonista del bellissimo Shame (2011) di Steve McQueen. Uomo in carriera, agiato e affascinante, Brandon è un erotomane: tutte le sue energie e i suoi pensieri sono rivolti al sesso, praticato con voracità bulimica; anche gli spostamenti per New York si configurano come spedizioni a caccia di sesso occasionale (la scena d’apertura in metropolitana). Questa libido ossessiva tradisce però una sostanziale incompetenza sul piano dei sentimenti: Brandon è spaventato dalle relazioni, come dimostra il rapporto instabile che lo lega alla sorella Sissy.

Incapace di esporsi, di accantonare le proprie barriere, Brandon vaga per una città i cui edifici, blocchi enormi e compatti, racchiudono altrettante solitudini: espressione di una incomunicabilità moderna in cui uomini e donne sono lontani come isole, separati dalle correnti impetuose del desiderio.


Post Your Thoughts