Chemistry #6 – Denouement (De)

1 aprile 2015


di Davide Borgna

 

Denouement è un termine francese che significa “sciogliere”, “snodare” ed è impiegato da Vogler per indicare la tappa conclusiva del viaggio dell’Eroe, nella quale i filoni narrativi si dipanano e il protagonista esce fortificato dalle prove sostenute. Soprattutto egli reca nel proprio Mondo Ordinario (contrapposto a quello Straordinario dell’avventura) le competenze acquisite durante il viaggio. Il denouement è quindi sia un ritorno che un cambiamento qualitativo, l’instaurarsi di un nuovo equilibrio[1].

 

Ovviamente non tutto deve risolversi per il meglio: la narrativa moderna e contemporanea ci ha abituati a personaggi che falliscono o si ritrovano al punto di partenza senza aver imparato niente; anche queste, tuttavia, come si è visto non sono che variazioni sullo stesso tema.

 

Tipicamente il denouement è la fase successiva al climax, l’espressione dei suoi effetti: nel melodramma assistiamo al ricongiungimento degli amanti o alla ricomposizione di un ordine familiare; nel western l’eroe dopo il duello finale abbandona le terre di Frontiera o vi si insedia stabilmente; nel giallo/poliziesco l’ordine sociale viene rinsaldato in seguito alla cattura del colpevole.

 

Fra i maestri del denouement classico vi è John Ford, della cui trasparenza abbiamo trattato a proposito dell’Esposizione. Ombre rosse (1939) ha il suo climax nell’attacco alla diligenza da parte degli Apache, nel quale i protagonisti unendo le forze riescono a salvarsi e a raggiungere Lordsburg. Nel terzo atto Ringo (John Wayne), avendo dimostrato di sapersi mettere al servizio del bene comune, viene premiato con la possibilità di sfidare i fratelli Plummer. Il duello è quindi la ricompensa ottenuta dopo il climax corale del film; non a caso Ford, con la sua consueta reticenza, risolve lo scontro a fuoco in poche, elusive inquadrature.

 

Il climax di Sentieri selvaggi coincide col salvataggio di Debbie e il denouement mostra il ritorno a casa di Ethan con la nipote. Anziché concentrarsi sulla ricomposizione domestica, qui Ford sottolinea l’isolamento del protagonista tramite la celeberrima inquadratura nel vano della porta, dove Ethan si allontana verso il deserto sancendo la propria esclusione dal “mondo nuovo” che pure ha contribuito a costruire. Un esempio di come la narrazione classica possa essere trascesa e superata dall’interno.

 

Ma l’uso probabilmente più sofisticato del denouement si ha in L’uomo che uccise Liberty Valance (1962): qui il climax è, tradizionalmente, rappresentato da un duello. L’onesto ma debole Ransom Stoddard riesce a sconfiggere il prepotente Liberty Valance segnando l’imporsi della legalità a Shinbone. Tuttavia nel segmento conclusivo Ransom rifiuta di candidarsi al congresso poiché non può accettare di avere ucciso un uomo.

È a questo punto che si compie il denouement, lo scioglimento della vicenda: Tom Doniphon svela a Ransom che il duello di cui è stato protagonista è una falsificazione, una messinscena per eleggerlo a paladino della comunità. La sparatoria, privata del suo valore intrinseco, sopravvive come prodotto di finzione (creato dai giornali, leggi: dal cinema): in altre parole, la Leggenda prende il posto della Storia.

 

Qui il denouement sublima (ed esaurisce) i valori di un intero genere, tanto da rendere L’uomo che uccise Liberty Valance il film-testamento che anticipa la stagione crepuscolare del western sul finire degli anni Sessanta.

 

[1] C. Vogler, Il viaggio dell’eroe, Dino Audino 2010, p.165.

 


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