Chemistry #60 – Heel Face/Face Heel Turn (Hft/Fht)

4 maggio 2016


di Davide Borgna

 

Una delle svolte di maggior presa per i lettori o spettatori di una storia si ha quando un personaggio “cambia volto”, cioè passa dal versante dei buoni a quello dei cattivi o viceversa. Solitamente il passaggio avviene in un momento cruciale della storia o in circostanze che comunque enfatizzano il cambiamento, rendendo in tal modo l’evento memorabile.

 

Più il cambiamento è improvviso e spettacolare, più ne saremo colpiti. Ma un buon narratore sa che un mutamento radicale dev’essere preparato, altrimenti non sarebbe credibile. I migliori esempi di “cambio di faccia” coniugano queste due esigenze, l’attenzione al personaggio e la tensione narrativa. La più celebre conversione dal male al bene in letteratura resta quella dell’Innominato, già citata in precedenza. Una notte di angosce basta a segnare lo spartiacque per il personaggio, che col nuovo giorno viene accolto dal suono liberatorio delle campane: “Ed ecco appunto sull’albeggiare, […], ecco che, stando così immoto a sedere, sentì arrivarsi all’orecchio come un’onda di suono non bene espresso, ma che pure aveva non so che d’allegro. Stette attento, e riconobbe uno scampanare a festa lontano; e dopo qualche momento, sentì anche l’eco del monte, che ogni tanto ripeteva languidamente il concento, e si confondeva con esso”[1].

 

Ma, come abbiamo visto, i cambiamenti di maggior impatto sono forse quelli dal bene al male. Un caso interessante e universalmente noto è quello di Darth Vader, il quale si tramuta da promettente apprendista Jedi in paladino del Lato Oscuro della Forza. Nella trilogia originale questo passaggio non viene mostrato al pubblico, bensì rivelato in un colpo di scena divenuto ormai proverbiale. Alla fine dell’episodio VI Darth Vader salva Luke Skywalker recuperando la parte eroica di sé e guadagnando il diritto a una morte nobile. In ciò la saga di Star Wars, più che aderire a una nozione manichea di stampo occidentale sulla lotta tra Bene e Male, mostra una sensibilità più vicina all’Oriente e al concetto di Yin e Yang: luce e oscurità albergano e coabitano in ciascuno di noi.

 

Nel panorama narrativo attuale, l’idea della “conversione” dal bene al male o viceversa appare un po’ datata. In uno scenario abitato da sbirri corrotti, delinquenti con un loro codice d’onore e personaggi inclini al grigiore, “cambiare volto” è un fenomeno meno eclatante e più sfumato di quanto fosse una volta: i protagonisti delle storie di oggi si muovono spesso in una zona ambigua dove pulsioni nobili e oscure si contendono il primato; dove personaggi candidi possono liberare un lato selvaggio e figure spregevoli concedersi momenti di struggente umanità. La serialità televisiva, da Breaking Bad a The Shield al Trono di Spade, lavora su questo principio sfruttando l’arco temporale per far emergere tutte le potenzialità insite in personaggi complessi.

 

[1] A. Manzoni, I promessi sposi, Einaudi, Torino 2012, p.364.


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