Descrivere #1

11 novembre 2016


«A un tratto sentì distintamente battere le ore. Trasalì, si svegliò, sollevò la testa, guardò la finestra, calcolò l’ora e d’improvviso balzò in piedi, perfettamente lucido, come se qualcuno l’avesse buttato giù dal divano. In punta di piedi si avvicinò alla porta, l’aprì piano piano e tese l’orecchio verso la scala, di sotto. Il cuore gli batteva all’impazzata. Ma sulla scala c’era silenzio, come se tutti dormissero. Gli sembrò strano e assurdo aver potuto dormire quel sonno così incosciente fin dal giorno prima e non avere ancora fatto niente, non aver preparato niente… E intanto, forse, erano già suonate le sei… Di colpo, dopo il sonno e l’intontimento, un’agitazione insolita, febbrile e confusa s’impadronì di lui. I preparativi da fare, del resto, erano pochi. Cercava di concentrarsi per calcolare tutto e non dimenticare nulla; ma il cuore continuava a battere, martellava tanto che faticava a respirare. In primo luogo, bisognava fare un’asola e cucirla al soprabito – questione di un minuto. Infilò la mano sotto il cuscino e trovò, fra la biancheria che vi aveva ficcato, una sua vecchia camicia sporca e completamente sdrucita. Da quei brandelli strappò una fettuccia, di circa cinque centimetri di larghezza e trentacinque di lunghezza. La ripiegò in due, si tolse di dosso il suo ampio, resistente soprabito estivo, di spesso cotone (l’unico che aveva), e prese a cucire le due estremità della fettuccia al suo interno, sotto l’ascella sinistra. Gli tremavano le mani, ma alla fine ci riuscì così bene che quando tornò a indossare il soprabito dall’esterno non si notava niente. L’ago e il filo li teneva pronti da tempo e stavano in un cassetto del tavolino, in un pezzetto di carta. Quanto all’asola, era una sua trovata molto ingegnosa: l’asola era destinata alla scure. Non poteva certo girare per strada con una scure in mano. E se l’avesse nascosta sotto il soprabito, avrebbe dovuto comunque sostenerla con la mano, il che si sarebbe notato. Ora invece, con l’asola, bastava farvi passare la lama della scure, e sarebbe rimasta tranquillamente appesa all’interno, sotto l’ascella, per tutta la strada. Infilando poi la mano nella tasca laterale del soprabito, poteva anche trattenere l’estremità del manico della scure, perché non ballonzolasse; e siccome il soprabito era molto ampio, un vero sacco, dall’esterno non si sarebbe notato che attraverso la tasca tratteneva qualcosa con la mano. Anche quell’asola l’aveva escogitata già due settimane prima.»

 


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