Descrivere #11

9 marzo 2017


Coleman pensa che Faunia stia pensando a quanto tempo è durato tutto questo, la madre, il patrigno, la fuga dal patrigno, le città del Sud, le città del Nord, gli uomini, le botte, i posti di lavoro, il matrimonio, la fattoria, la mandria, il fallimento, i figli, la morte dei figli… E forse è vero. Forse è vero, anche se, sola ora sull’erba mentre i ragazzi fumano e raccolgono gli avanzi del pasto, Faunia pensa che sta pensando alle cornacchie. Ci pensa molto spesso, alle cornacchie. Le cornacchie sono dappertutto. Fanno il nido nel bosco non lontano dal tetto dove dorme, sono nel pascolo quando lei è la fuori ad aprire il cancello alle vacche, e oggi gracchiano in tutto il campus, e così, invece di pensare a ciò che sta pensando nel modo in cui Coleman pensa che stia pensando, Faunia pensa alla cornacchia che una volta gironzolava intorno al negozio di Seeley Falls quando, dopo l’incendio e prima di trasferirsi nella fattoria, lei affittò la camera ammobiliata sopra il negozio per cercare di nascondersi da Farley, la cornacchia che gironzolava nel parcheggio tra l’ufficio postale e il negozio, la cornacchia che qualcuno aveva addomesticato perché era stata abbandonata o perché sua madre era stata uccisa: cosa l’avesse resa orfana Faunia non lo seppe mai. E adesso era stata abbandonata per la seconda volta e si era messa a gironzolare in quel parcheggio, dove durante la giornata prima o poi passavano quasi tutti. Questa cornacchia creò un sacco di problemi a Seeley Falls, perché cominciò ad attaccare la gente che entrava nell’ufficio postale, mirando alle mollette nei capelli delle bambine e così via (come fanno le cornacchie, perché è nella loro natura raccogliere oggetti luccicanti, pezzi di vetro e roba del genere), e così la direttrice dell’ufficio postale, dopo essersi consultata con qualche concittadino, decise di portarla alla Audubon Society, dove la cornacchia fu messa in gabbia e fatta uscire solo saltuariamente per un volo; non potevano liberarla perché un uccello che ama gironzolare nei parcheggi è semplicemente incapace di adattarsi alla vita dei boschi. La voce di quella cornacchia. Faunia la ricorda a tutte le ore del giorno e della notte, quando è sveglia, quando dorme e quando soffre d’insonnia. Aveva una voce strana. Non come la voce delle altre cornacchie, forse perché non era cresciuta insieme alle altre cornacchie. Subito dopo l’incendio, andavo a trovare quella cornacchia alla Aubudon Society, e ogni volta che la visita era finita e le voltavo le spalle per andarmene, lei mi chiamava con quella voce. In gabbia, certo, ma data la situazione era meglio così.

 

 


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