Descrivere #2

15 novembre 2016


«Quando si spostarono a sud della Grant County, Boyd era un bambino e la nuova contea chiamata Hidalgo aveva solo qualche anno più di lui. Nella terra che avevano lasciato erano sepolte le ossa di una sorella e della nonna materna. La nuova contea era fertile e selvaggia. Si poteva cavalcare fino al Messico senza mai incontrare una staccionata. Portava Boyd davanti a sé sull’arcione e gli diceva i nomi di tutto ciò che vedevano, terra e alberi e uccelli e animali, in spagnolo e in inglese. Nella casa nuova dormivano in una stanza accanto alla cucina e la notte a volte stava sveglio e al buio ascoltava il respiro del fratello addormentato e gli sussurrava i progetti che aveva per entrambi e la vita che avrebbero fatto.

Una notte di quel primo inverno si svegliò udendo il latrato dei lupi nelle basse colline a ovest e sapeva che con la nuova neve sarebbero scesi in pianura a cacciare le antilopi al chiaro di luna. Prese dalla sponda del letto i pantaloni e il giaccone di pelle foderato di lana scozzese e gli stivali da sotto il letto e andò in cucina, dove si vestì al buio, al debole tepore della stufa; sollevò gli stivali alla luce della finestra per capire quale fosse il destro e quale il sinistro, li infilò, si alzò, andò alla porta della cucina e uscì, richiudendosi la porta alle spalle.

Quando passò accanto al fienile i cavalli si lamentarono appena nell’aria fredda. La neve scricchiolava sotto gli stivali e il respiro si condensava nella luce bluastra. Un’ora dopo era rannicchiato sulla neve del letto asciutto del torrente dove sapeva che erano i passati i lupi: c’erano le loro impronte sulla sabbia e sulla neve.

Erano già scesi nella pianura e quando attraversò il ventaglio di ghiaia dove il ruscello deviava a sud della valle, vide il punto in cui i lupi l’avevano attraversato prima di lui. Proseguì carponi con le mani dentro le maniche per ripararle dalla neve, e quando raggiunse l’ultimo dei bassi ginepri oltre il quale si stendeva la valle aperta sotto gli Animal Peaks, si rannicchiò per riprendere fiato e poi lentamente si alzò a guardare.

Correvano nella pianura tormentando le antilopi che si muovevano come fantasmi sulla neve disegnando cerchi; tutt’intorno s’alzava una polvere bianca al chiaro di luna e il fiato degli animali saliva pallido come fumo nell’aria fredda, come se dentro di loro ardesse un fuoco; nel silenzio i lupi volteggiavano, si contorcevano e spiccavano balzi e parevano appartenere a un altro mondo. Scesero nella valle, seguendone la curva e poi si allontanarono nella pianura finché non furono che minuscole figure in quel biancore vago; poi scomparvero.

Aveva molto freddo. Attese. Tutto era immobile. Solo il fiato gli diceva da che parte tirava il vento e l’osservava apparire e svanire, apparire e svanire continuamente davanti a sé. Attese a lungo. Poi li vide arrivare. Saltavano e volteggiavano. Danzavano. Infilavano il muso nella neve. Volteggiavano e correvano e si alzavano a coppie in una danza su due zampe, poi riprendevano a correre.

Erano sette e passarono a poco più di sei metri da lui. Vide i loro occhi a mandorla alla luce della luna. Ne udì il respiro. Sentì la presenza della loro consapevolezza come elettricità nell’aria. Si raggrupparono, si fiutarono, si leccarono. Poi si fermarono, con le orecchie dritte. Qualcuno si portò la zampa al petto. Lo guardavano. Trattenne il respiro. Trattennero il respiro. Immobili. Poi si voltarono e trotterellarono via quieti. Quando tornò a casa Boyd era sveglio, ma non gli disse dov’era stato né cosa aveva visto. Non lo disse mai a nessuno.»


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