Descrivere #4

29 novembre 2016


«La commissione agì con rapidità ed efficacia. Prima di sera erano già stati radunati tutti i ciechi di cui si aveva notizia, e anche un certo numero di presunti contagiati, quanto meno quelli che era stato possibile identificare e localizzare con una rapida operazione di rastrellamento effettuata soprattutto negli ambienti familiari e professionali dei colpiti dalla perdita di vista. I primi a essere trasportati nel manicomio sgombrato furono il medico e sua moglie. C’erano soldati di guardia. Il portone fu aperto giusto per farli passare, e subito richiuso. A mo’ di corrimano, una grossa corda andava dal portone alla porta principale dell’edificio, Un po’ più avanti, sulla sinistra, c’è una corda, afferratela e proseguite, sempre diritto, fino ai gradini, i gradini sono sei, li avvisò un sergente. All’interno la corda si divideva in due, una diramazione a sinistra, l’altra a destra, il sergente gli aveva urlato, Attenzione, il vostro lato è il destro. Mentre trascinava la valigia, la moglie guidava il marito verso la camerata che si trovava più vicino all’ingresso. Era lunga come un’antica infermeria, con due file di letti che erano stati dipinti di grigio, ma la cui vernice aveva cominciato a scrostarsi da un pezzo. I copriletti, le lenzuola e le coperte erano dello stesso colore. La moglie condusse il marito in fondo alla camerata, lo fece sedere su uno dei letti, e gli disse, Non muoverti, vado a vedere com’è. C’erano altre camerate, corridoi lunghi e stretti, stanze che un tempo dovevano essere gabinetti medici, latrine sudicie, una cucina che ancora non aveva perduto l’odore del cibo cattivo, un grande refettorio con tavoli dai ripiani rivestiti di zinco, tre celle imbottite fino all’altezza di due metri e rivestite di sughero da lì in su. Nel retro dell’edificio c’era un edificio in abbandono, con alberi malandati, i tronchi sembrava che fossero stati scorticati. Dappertutto si vedeva spazzatura. La moglie del medico rientrò. In un armadio aperto a metà trovò alcune camicie di forza. Quando raggiunse di nuovo il marito, gli domandò, Riesci a immaginare dove ci hanno portato, No, e stava per aggiungere In un manicomio, ma lui la prevenne, Tu non sei cieca, non posso consentirti di restare qui, Sì, hai ragione, non sono cieca, Gli chiederò di portarti a casa, dirò che li hai ingannati per restare con me, Non vale la pena, da fuori non ti sentono, e anche se ti sentissero non ti darebbero retta, Ma tu vedi, Per il momento, la cosa più sicura è che diventerò cieca anch’io uno di questi giorni, o fra un minuto, Vattene via, per favore, Non insistere, del resto scommetto che i soldati non mi farebbero neanche metter piede sui gradini, Non ti posso obbligare, Infatti no, amore mio, non puoi, resto per aiutare te, e gli altri che verranno, ma non dir loro che ci vedo, Quali altri, Non crederai che saremo gli unici, È una follia, Per forza, siamo in un manicomio.»

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