Speciale Book Pride 2017

29 marzo 2017


 

Dal 24 al 26 marzo 2017 Milano ha accolto la terza edizione di BOOK PRIDE, la fiera degli editori indipendenti promossa da ODEI, negli spazi dell’Ex Ansaldo in via Bergognone 34.

 

Gli allievi della Scuola annuale di Scrittura creativa di Belleville hanno partecipato con entusiasmo e curiosità alla fiera. Qui raccogliamo le loro recensioni.

 

 

venerdì 24 ore 19.00

Innovation B | Sala Diogene – Presentazione dell’inedito Dentro la sera. Conversazioni sullo scrivere di Giuseppe Pontiggia (Belleville Editore)

 

Scrivere è una scelta continua di Marco Russo

 

Scrivere vuol dire scegliere. Scegliere un aggettivo, un ritmo, una voce con cui raccontare un determinato argomento. Scrivere vuol dire prendersi la responsabilità di creare qualcosa che prima non c’era. Un atto di estrema presunzione, da un lato; dall’altro un modo per dichiarare i propri limiti spacciandoli per qualità.

Pontiggia conosceva bene il peso specifico delle parole, quanto ogni termine porti con sé un mondo di rimandi e immagini. Roberta Cesana, Edgardo Franzosini e Laura Lepri ne hanno parlato durante la presentazione di Dentro la sera. Conversazioni sullo scrivere (Belleville Editore)Un evento ricco di aneddoti su Giuseppe Pontiggia ma anche sul mondo editoriale. Edgardo Franzosini ha ricordato come Pontiggia credesse nella responsabilità del linguaggio, e come, nella ricerca della parola giusta, consigliasse di basarsi sul suo significato etimologico, di tornare al vocabolario.

“Il mio entusiasmo crescerà perché il mio rapporto con Pontiggia è di riconoscenza piena: a lui devo una delle esperienze intellettuali e di vita più importanti del mio percorso.” Inizia così l’intervento sentito e coinvolgente di Laura Lepri, che a metà degli anni ’90 fu chiamata da Pontiggia per insegnare scrittura creativa al Teatro Verdi. Lo ricorda come una persona esemplare, di un rigore unico. Un professionista disponibile al confronto e a offrirsi agli altri. “Ce l’hanno con le scuole di scrittura solo quelli che non vengono invitati a insegnare nelle scuole di scrittura”, rispose Pontiggia quando Laura Lepri gli confessò la sua ansia per un compito così impegnativo. La scrittura è sempre una scelta. Una scelta di vita.

 

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sabato 25 ore 15.00

Base Arena | Sala A – Imprese Novelle: incontro con le Start-up editoriali

 

La necessità è la madre di tutte le innovazioni di Francesco Spiedo

 

Dire che il mondo cambia a una velocità incredibile è banale e quasi superfluo. Chi non ne è consapevole? Lo sperimentiamo tutti i giorni e questo è già un enorme cambiamento, impensabile fino a qualche generazione fa: il progresso era un processo lento, con lunghi periodi di assestamento, simile a una ruota di pietra che gira lenta e macchinosa; oggi è più adatta l’immagine di un rullo, di un tapis roulant, più sottile, veloce e pratico, che travolge tutto e fa cadere chi non è allenato e non tiene il passo.

L’innovazione è una necessità di ogni settore e la necessità, diceva Platone in tempi non sospetti, è la madre di ogni innovazione. La storia del libro non fa eccezioni: per quanto si tenda a considerare il libro un oggetto immutabile e sempre uguale a se stesso, in realtà le pagine che siamo abituati a sfogliare non hanno che qualche centinaio di anni. Lo stesso vale per l’editoria: nata con notevole ritardo rispetto ai libri incontrando, e non è un caso, la necessità di un pubblico che si allargava.

Il lungo processo della storia ha portato a considerare i libri come oggetti di consumo e la loro produzione è divenuta industriale. E quali sono oggi le necessità? Jan Praul Grollé, membro di Startrock e di Renew The Book, sostiene che l’unico modo per innovare è saper intercettare le esigenze e i bisogni delle persone, magari con qualche anno d’anticipo. Se domattina sbarcassero da una navicella due giornalisti alieni come ci descriverebbero? La società sempre connessa, schierata in comunità, online e non, affamata di partecipazione, condivisione, connessione. Ed è da questi bisogni che è necessario partire per innovare il mondo. TWITTERatura è un esempio di come sia possibile coinvolgere attraverso il gioco: commentare i libri letti attraverso brevi tweet, giochi di riscrittura e immedesimazione nel ruolo di autore e creatore del testo. Betwill, piattaforma creata appositamente da TWITTERatura, viene utilizzata ad Harward per studiare e commentare la letteratura italiana. Ai salotti culturali, ai caffè letterari, alle riunioni a tarda sera nei bar – che per la gioia di chi scrive non sono totalmente scomparse –, si sostituisce la condivisione digitale, più veloce, pratica e immediata.

È così che la comunità interagisce con i libri, accorciando le distanze; l’utente non è più soltanto un consumatore ma diventa parte di ciò che fruisce. Questa tendenza, diffusa e acclarata, è la chiave utilizzata da bookabook per esportare la pratica del crowdfunding prima, e del crowdpublishing poi, in editoria. La comunità può interagire con l’autore durante la campagna, permettendo scambi interessanti per entrambe le parti, prendendo consapevolezza di ciò che si nasconde dietro un libro. “L’intermediazione di un editore”, dice Tomaso Greco, fondatore di bookabook, “è fondamentale, ma la valutazione di commerciabilità di un testo può passare attraverso il giudizio popolare: se è presente un pubblico che acquisterebbe un determinato libro, al punto di finanziarlo, questo ne afferma di conseguenza la necessità della pubblicazione”.

L’idea di bookabook sta riscuotendo un notevole successo, coronato dal riconoscimento ottenuto durante la prima edizione di Renew The Book, acceleratore di idee nato da Rockstart. In giro per il mondo si contano centinaia di start-up editoriali e l’editoria, storicamente in crisi, dovrà adattarsi alle nuove necessità. Cosa ci aspetta domani? Il libro è cambiato, sta cambiando e cambierà ancora perché sono cambiati e cambieranno i lettori. In fondo qual è la necessita dei lettori, se non quella di aver bei libri da leggere e ancora bei libri e sempre bei libri ancora? Possiamo stare tranquilli: ci sarà sempre un libro da leggere prima di andare a dormire, in sala d’attesa o sul tram. Anzi no, forse sul tram no. I tram potrebbero scomparire o trasformarsi, chissà.

 

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sabato 25 ore 17.00

Mudec | AuditoriumIo, nessuno e centomila. Scrittura del sé e scrittura del reale. Un dialogo tra Alberto Rollo e Wu Ming 2

 

Il confine tra realtà e finzione di Teresa Righetti

Se salite le scale del Museo delle Culture e siete un po’ sovrappensiero – ché magari è sabato, vi siete svegliati tardi e vi è rimasta addosso la confusione di chi ha dormito troppo –, vi trovate in uno spazio bianco e luminoso che sembra il centro di un’astronave da cui partono, a bracci, corridoi che conducono a stanze che portano ad altre stanze e così via: un luogo carico di promesse. Siete al Mudec.

Qui, Lorenzo Flabbi ha presentato Alberto Rollo e Wu Ming 2, percorrendone le diversissime bibliografie: Un’educazione milanese da una parte, svariate imprese narrative – romanzi storici e non, scritture collettive, letteratura di viaggio (se si pensa al Sentiero degli dei, che racconta il viaggio a piedi del protagonista, Gerolamo, da Piazza Maggiore a Piazza Della Signoria) – dall’altra.

La differenza tra i due autori è quella fra due modi di scrivere, contrapponendo la scrittura del sé (Rollo) alla scrittura del reale (Wu Ming 2). Se nella scrittura collettiva avviene prima il travaso del sé nel gruppo, poi il travaso del gruppo nel testo – in un processo che impedisce di determinare cosa sia rimasto di ognuno –, l’auto-finzione di Rollo è il travaso puro del sé nel romanzo. L“educazione milanese è un percorso di creazione del sé a partire dalla creazione di un senso di appartenenza alla città. I ricordi, accostati non verticalmente (cioè nel loro presentarsi alla memoria) ma orizzontalmente, permettono di costruire la storia a partire dall’esperienza vera – in auto finzione – dell’autore. Ma, come il Gerolamo di Wu Ming 2, un protagonista scelto quasi a tavolino per esigenze narrative, così alcuni personaggi di Rollo sono, ad esempio, la fusione di due persone reali, perché “è la voce a decidere di correggere la realtà perché sia più vera del reale; o meglio, perché sia veramente reale”.

Nello stesso romanzo storico, dice Wu Ming 2, si costruisce una struttura che è “come i blocchi di legno dei bambini”: si possono distinguere le linee di frattura, individuare i vari pezzi, ma realtà e finzione sono tanto mischiate da non poter essere distinte. Il confine è così labile, a volte, da non capire più dove inizi l’una e dove finisca l’altra. In fondo non siamo forse alla fine del lungo corridoio di un’astronave bianca in un punto non specificato dell’universo?

 


 

sabato 25 ore 19.00

Innovation B | Sala DiogenePresentazione di Bellissimo di Massimo Cuomo e Le coincidenze dell’estate di Massimo Canuti

 

Un dialogo sul romanzo e sull’identità di Laura Oppes

 

Due libri da leggere, Bellissimo di Massimo Cuomo e Le coincidenze dell’estate di Massimo Canuti, pubblicati da E/O, sono stati presentati durante la Fiera dell’Editoria Indipendente. Con gli autori ha dialogato la giornalista Elisa Giacalone.

Bellissimo, ambientato in Messico, parla del rapporto fraterno tra Miguel e Santiago. Miguel è, come dice il titolo del romanzo, bellissimo, di una bellezza quasi miracolosa, e la sua nascita stravolgerà la vita del fratello maggiore. Cuomo disegna i personaggi, ha la capacità di delinearli e scolpirli, e descrive un Messico mistico che ricorda i luoghi raccontati da Marquez. Luoghi evocati grazie alle musiche dell’America Latina ma anche a quelle dell’Africa, che l’autore ha ascoltato durante la stesura del romanzo. Come ha ricordato durante la presentazione, “l’Arte influenza l’Arte”.

Le coincidenze dell’estate è ambientato a Milano. Vincenzo è un adolescente che ama la musica e lo skate, ancora incerto sulla sua sessualità. S’imbatterà in Italo, un uomo di cinquant’anni che ha perso la memoria e che finirà in mezzo alla strada. L’incontro avviene nell’androne del palazzo in cui abitano Vincenzo e un’anziana di ottant’anni, di nome Evelina.

Nell’amicizia fra questi tre personaggi di generazioni diverse, è centrale il tema dell’identità, che riguarda anche Bellissimo. Non solo l’identità, ma anche la famiglia: un personaggio con una famiglia assente, l’altro con due figure genitoriali dalla personalità totalmente opposta.

Canuti ha dato potere ai dialoghi, perché “sono i personaggi a fare e condurre la storia e nessuno meglio di loro sa spiegarcela”. Massimo Cuomo spiega che l’idea gli è venuta dopo un discorso che ha fatto sull’altare durante un matrimonio a Venezia; Canuti si è ispirato al fresco salvifico degli androni dei palazzi durante il periodo estivo, specialmente in una città come Milano: “E se ci fosse davvero qualcuno là fuori che avesse necessità di rinfrescarsi?”

I lettori potranno trovare Le coincidenze dell’estate già in libreria, mentre per Bellissimo bisognerà attendere aprile.

 

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 domenica 26 ore 13.00

Innovation A | Sala Einstein – Minimum Fax: i vestiti nuovi dell’editore

 

Le tante facce di Minimum Fax di Francesco Spiedo

 

Minimum Fax arriva alla boa, ci gira attorno e riparte. Dopo 25 anni all’insegna di tanti bei libri, curati con passione e scelti con cura, l’editore romano finisce sotto i ferri e cambia faccia. Un cambiamento che Daniele di Gennaro, fondatore della casa editrice, definisce necessario e utile a rinsaldare la forte identità di Minimum Fax.

Dopo una lunga e condivisa riflessione la rivoluzione è arrivata: cambiano faccia sia i libri sia i membri dello staff editoriale. L’arrivo di Marini nelle vesti di art director è sintomatico del processo di rinnovamento consapevole che rinsalda le radici: proprio Marini si occupò del logo della casa editrice e sarà lui a farla ripartire, regalandole una nuova veste grafica che debutterà ufficialmente durante il salone torinese e arriverà in libreria a maggio.

Dopo l’esperienza come direzione artistico per le campagne pubblicitarie di grandi aziende, come la Nike, Marini torna all’editoria con un’esperienza che non deluderà: la piccola anticipazione regalata ai presenti ha fatto pensare che, sì, questo è il vestito giusto per Minimum Fax; a conferma di una scelta coerente e ben ponderata.

Le sorprese però non finiscono qui: un piccolo valzer delle poltrone conduce Giorgio Gianotto, direttore editoriale della casa editrice, a occuparsi personalmente della saggistica d’attualità. Il nuovo editor della narrativa straniera – cuore pulsante della casa editrice, conosciuta da molti proprio per i vari Carver, Yates e Foster Wallace – sarà Luca Briasco, che afferma di essere tornato a casa dopo la collaborazione con Einaudi Stile Libero.

Con Briasco, Minimum Fax racconterà l’America di oggi: quell’America in cui i poveri rinunciano all’Obama Care e sostengono Trump; una narrazione empatica che ci racconta di pistole sotto il cuscino, di povertà, dello snobismo, della paura e della stanchezza di un popolo mai così diviso. Sul tavolo tante novità che fanno ben sperare: da sempre, dice Gianotto, l’idea è di costruire una casa editrice che sia come una grande famiglia, lavorando ai libri con estrema cura, condividendo e discutendo. Tutto questo lo si può leggere sui volti, stanchi ma sereni – e anche affamati, visto l’orario – dei quattro: i libri assomigliano sempre a chi li fa e l’atmosfera che si respira in sala è un ottimo biglietto da visita, il migliore possibile.

Le fiere permettono di creare un contatto diretto con chi ci offre i libri che mettiamo sul comodino vicino al letto, che facciamo entrare in casa e che diventano parte delle nostre vite. E non bisogna mai sottovalutare le conseguenze di una semplice stretta di mano. Le conseguenze della passione sono inaspettate. Le nuove facce di Minimum Fax sono note, adesso non resta che scoprire quelle dei nuovi libri: arrivederci al Salone Internazionale del Libro di Torino – ne varrà sicuramente la pena.

 

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domenica 26 ore 17.00

Innovation C | Sala CamusLezione aperta “Come si fa un pitch” e “Imprese Narrative. Non il solito concorso letterario” 

 

Come rimorchiare in sauna di Laura Oppes

 

Molto attesa è stata la lezione aperta di Stefano Izzo, “Come si fa un pitch” (per chi ancora storce il naso per questa terminologia anglofona, sinossi), preceduta degli interventi di Giulia Corazza, editor di bookabook, e di Michele Turazzi, della rivista e agenzia letteraria Pastrengo.

Facciamo finta che, voi aspiranti scrittori, abbiate una grande fortuna e mentre vi trovate a far la fila dal vostro fruttivendolo di fiducia o mentre aspettate l’ascensore (pitch deriva da un termine del marketing, elevator pitch) nel vostro hotel di Tenerife, appaia, in classico stile da San Gerardo, un essere mitologico tanto temuto quanto rispettato dagli scrittori: un editor.

Cosa dovreste fare? Più o meno quello che fareste se incontraste la ragazza dei vostri sogni in una sauna: avete 15 minuti di tempo per guadagnarvi il suo numero. Se sarete persuasivi lo otterrete, altrimenti potreste tentare il tutto per tutto e rimanere più a lungo in sauna, rischiando un collasso. Fate voi.

Un pitch, per essere considerato “buono”, dev’essere breve, convincente e chiaro. Breve, perché nessuno vi leggerà o ascolterà per più di pochi minuti, ma in quelle dieci righe o in quei tre minuti ci dev’essere la risposta alla domanda: “Di cosa parla questo libro?” Convincente: deve trasparire la vostra passione per ciò che avete raccontato. Ricordatevi che ogni giorno un editor riceve molti pitch e la domanda che si pone è: “Perché dovrei leggere questo pitch anziché un altro?” Chiaro: non dovete dimostrare in modo esagerato la vostra intelligenza, siate semplici e, se possibile, citate altri lavori letterari o cinematografici conosciuti che possono in qualche modo collegarsi al vostro.

Un’altra nota essenziale che sembra scontata ma non lo è: dev’essere scritto in un italiano corretto. Ora che avete tutte le informazioni, decidete voi se è più facile rimorchiare in una sauna o fare un pitch da proporre a un editor.

 

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domenica 26 ore 18.30

Base Arena | Sala A – Lettura pubblica e discussione dei racconti vincitori del concorso “AAA Sei uno scrittore esordiente?”

 

Alcuni giovani. Alcuni meno giovani. Tutti esordienti di Teresa Righetti

 

Simone Caltabellotta, Vanni Santoni e Alessandro Bertante presentano i vincitori del concorso indetto da Book Pride, “AAA Sei uno scrittore esordiente?”. Se è vero che una casa editrice come Tunuè riceve circa settemila romanzi all’anno – e che dunque è difficile essere pescati in un mare tanto affollato –, i giovani scrittori devono trovare un modo alternativo di farsi notare: scrivere scrivere scrivere.

Scrivere ovunque: riviste, comunità letterarie, giornali online e chi più ne ha più ne metta. Per Vanni Santoni, ha più possibilità chi cerca di farsi notare, perché sarà notato – non chi è un anonimo pdf sulla scrivania di chicchessia. Alessandro Bertante avvalla questa teoria presentando Typee, la nuova comunità online di scrittura e lettura di Belleville La Scuola, che permette agli aspiranti scrittori di condividere i propri racconti e ai professionisti del settore di scovare nuovi talenti. Aggiunge: leggere leggere leggere.

Intanto tocca ai vincitori del concorso che, a turno, salgono sul palco a leggere i propri racconti (o parti di essi), diversi per temi, stili, lunghezza, ritmo, toni. Un concorso all’insegna dell’eterogeneità. Che per ognuno è specificità – così commentano i relatori, soffermandosi sulle caratteristiche degli autori. E consigliando in maniera quasi unitaria e generale di sfoltire, di mirare alla semplicità e alla chiarezza, evitando i fronzoli e l’eccesso. Gli aspiranti scrittori si complimentano tra loro, si stringono le mani, si augurano buona fortuna. Che di fortuna ne serve tanta – ma bisogna essere lì quando passa.

 

 

 


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