Incipit #105

21 agosto 2017


Nessuno si aspettava che Grace lavorasse quel venerdì prima delle sue nozze; anzi, se mai ne avesse avuta l’intenzione, glielo avrebbero impedito.

Accanto alla sua macchina da scrivere, c’era in una scatola di cellophane un bouquet di gardenie, da parte del signor Atwood, il suo principale, e nella busta che l’accompagnava un buono di dieci dollari da spendere ai magazzini Bloomingdale’s. Da quella volta che lei s’era lasciata abbracciare durante il party natalizio dell’ufficio, il signor Atwood le faceva una specie di timida corte, e ora, andando a ringraziarlo, lo trovò tutto imbarazzato che apriva e chiudeva senza scopo i cassetti della scrivania, mentre arrossiva e ridacchiava quasi senza osare guardarla in faccia.

«Ma non ne parli neppure», le disse. «Il piacere è tutto mio, Grace. Ecco, vuole una spilla per appuntarsi quell’affare?»

«Ce n’è una apposta attaccata qui», rispose lei alzando le gardenie. «Vede? Una bella spilla bianca».

Sorridendo, lui la guardò appuntarsi i fiori sul risvolto dell’abito, quindi si schiarì la gola con fare solenne e tirò fuori la cartella della posta accingendosi a dettare le lettere del mattino. Ma si scoprì che non ce n’erano che due, e brevi, e solo un’ora dopo, quando Grace lo sorprese a passare una pila di bobine del registratore alla copisteria centrale, capì che le aveva fatto una cortesia.

«È stato davvero gentile, signor Atwood», disse, «ma penso che avrebbe dovuto darmi tutto il lavoro da sbrigare come gli al…»

«Andiamo, Grace», rispose lui, «ci si sposa una volta sola!»


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