Incipit #17

22 giugno 2015


«Poiché l’illustrissimo signor Trelawney, il dottor Livesey e gli altri gentiluomini mi hanno chiesto di redigere la storia dell’Isola del Tesoro con ogni dettaglio e dal principio alla fine, senza omettere nulla fuorché le coordinate dell’isola, perché una parte del tesoro è ancora là, prendo la penna nell’anno di grazia 17.. e torno indietro ai giorni in cui mio padre gestiva la locanda “Ammiraglio Benbow” e quel vecchio lupo di mare con la faccia abbronzata e sfregiata da una sciabola prese alloggio sotto il nostro tetto.

Me lo ricordo come fosse ieri, avvicinarsi a passi affaticati all’uscio della locanda con la sua cassa da marinaio che lo seguiva su una carriola: era alto, forte, scuro come una noce; il codino incatramato che cadeva sulle spalle di una sudicia giubba blu; le mani ruvide e graffiate, con le unghie nere e rotte; e lo sfregio sulla guancia di un bianco sporco, livido. Ricordo che diede uno sguardo in giro per la baia fischiettando e poi ruppe in quella vecchia canzone da marinai che in seguito avrebbe intonato così spesso:

 

Quindici uomini sulla cassa del morto –

Yo-ho-ho, e una bottiglia di rum!»


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