Incipit #18

29 giugno 2015


«”Ventiquattro schiavi mori conducevano remando la sontuosa galera, che doveva portare il principe Amgiad al palazzo del califfo. Il principe però, avvolto nel suo mantello porporino, se ne stava sdraiato da solo in coperta sotto il cielo notturno, blu scuro e disseminato di stelle, e il suo sguardo…”

Fino a questo punto la piccola aveva letto ad alta voce; ora, quasi d’improvviso, le si chiusero gli occhi. I genitori si guardarono sorridendo, Fridolin si chinò su di lei, la baciò sui capelli biondi e chiuse il libro, appoggiato sul tavolo non ancora sparecchiato. La bambina alzò lo sguardo come sorpresa.

“Sono le nove,” disse il padre, “è ora di andare a dormire”. E poiché ora anche Albertine si era chinata sulla bambina, le mani dei genitori si incontrarono sull’amata fronte, e accompagnati da un tenero sorriso, che adesso non era più soltanto per la bambina, si incontrarono anche i loro sguardi. Entrò la governante ed esortò la piccola a dare la buona notte ai genitori; lei si alzò obbediente, diede un bacio al padre e alla madre e lasciò che la governante la portasse fuori dalla stanza. Ma Fridolin e Albertine, rimasti ora soli sotto la luce rossastra della lampada a sospensione, ebbero d’un tratto fretta di riprendere la loro conversazione, iniziata prima di cena, sul ballo in maschera del giorno precedente.»

 


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