Incipit #2

9 marzo 2015


«Alfredo aspettava un segno.

In piedi sulla soglia della stalla, le braccia lungo i fianchi, lo sguardo rivolto verso l’alto, a perdersi. Piccole nuvole sparse coprivano la cima della montagna mentre il ruvido vento autunnale sparpagliava le foglie fra le case di pietra. Il cielo era di nuovo azzurro, le macchie viola e rossastre erano svanite durante la notte come un brutto sogno. Toccò le guance appena rasate. Si faceva la barba tutte le mattine, unico uomo del borgo a credere ancora nei riti del vecchio mondo. Il contatto con la pelle morbida era di buon auspicio, la freschezza lo rinfrancava, riportandolo per un attimo alle certezze del passato. Quello era il suo paese e quella era la sua valle, il risultato del suo lavoro e della sua tenacia. Ma Alfredo tradiva se stesso in quella manchevole ricerca di serenità. Da troppo tempo il suo animo stava da un’altra parte, oltraggiato dai pensieri, non riusciva più a sentire il presente. Gli ultimi mesi erano trascorsi in quel modo, a perdersi.»


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