Incipit #20

13 luglio 2015


«”Scherzi di cattivo genere non ne faccia; non sta bene neppure infilare le dita nella bocca delle ragazze che dormono” raccomandò la donna della locanda al vecchio Eguchi.

Al piano superiore probabilmente c’erano solo la stanza di otto tatami, in cui Eguchi stava parlando con la donna, e quella da letto attigua; da quanto aveva visto, anche al pianterreno non c’era salotto né altro, e dunque non si poteva parlare di una vera locanda. Fuori mancava persino l’insegna. Né il segreto di quella casa consentiva forse di affiggerne. All’interno non si udiva alcun rumore. A parte la donna che aveva accolto il vecchio Eguchi al cancello chiuso a chiave, e con la quale egli stava ora parlando, non si vedeva nessuno; e a lui, giunto là per la prima volta, non era chiaro se la donna fosse la padrona o un’inserviente. Sembrava comunque opportuno non fare domande superflue.

La donna, piccola e sulla quarantina, aveva una voce giovanile e parlava con un’inflessione lenta che pareva voluta; muoveva le labbra sottili quasi senza aprirle, ed evitava di guardare in viso l’interlocutore. Le sue cupe pupille nere avevano la capacità di dissolvere la diffidenza di chi le stava di fronte; non solo, ma lei stessa, tranquilla e sicura, ne sembrava priva.

L’acqua stava bollendo nella teiera di ferro sul braciere di paulonia; con quell’acqua la donna preparò il tè, un tè verde, imprevedibilmente eccellente dati il luogo e la circostanza, che mise il vecchio Eguchi a suo agio. Nel tokonoma pendeva un dipinto di Kawai Gyokudō, certamente una riproduzione: un villaggio montano con foglie di un rosso caldo d’autunno. Nulla in quella stanza suggeriva qualcosa di segreto o di insolito.»

 


Post Your Thoughts