Incipit #21

20 luglio 2015


«I kamikaze sono facili da individuare.

Presentano vari segni rivelatori, in genere perché sono nervosi. Sono tutti per definizione alla prima esperienza. Il controspionaggio israeliano ha dettato la strategia difensiva. Ci hanno spiegato cosa cercare. Si sono avvalsi di osservazioni pratiche e di analisi psicologiche e hanno stilato un elenco di indicatori comportamentali. Ho imparato quella lista vent’anni fa da un capitano dell’esercito israeliano. Lui vi si atteneva ciecamente. Pertanto lo avevo fatto anch’io, perché a quel tempo mi avevano distaccato per tre settimane – di solito a un metro dalla sua spalla – in Israele, a Gerusalemme, nella Striscia di Gaza, in Libano, a volte in Siria, altre in Giordania, sui bus, nei negozi, sui marciapiedi affollati. I miei occhi non smettevano mai di muoversi e la mia mente di vagliare i punti dell’elenco.

Vent’anni dopo li ricordo ancora. E il mio sguardo non smette mai di muoversi. Pura abitudine. Da altre persone ho appreso un altro mantra: guarda, non vedere, ascolta, non sentire. Più ti impegni, più sopravvivi.

L’elenco è di dodici punti se osservi un sospetto di sesso maschile. Di undici, se ne osservi uno di sesso femminile. La differenza sta nella barba fatta da poco. I kamikaze maschi si rasano. Li aiuta a confondersi. Li rende meno sospetti. Il risultato è una pelle più chiara nella metà inferiore del volto. Una pelle non esposta di recente al sole.

Ma la barba non mi interessava.

Stavo usando l’elenco di undici punti.

Stavo osservando una donna.»


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