Incipit #23

2 agosto 2015


«Il giorno che nonno venne a prendere me e mia sorella Lula e ci trascinò fino al traghetto, non potevo immaginare che presto mi sarei ritrovato in una situazione peggiore di quella che ci era già toccata in sorte, o che avrei iniziato a frequentare un pistolero nano, il figlio di uno schiavo e un maiale grosso e inferocito, né tanto meno che avrei trovato l’amore e ucciso qualcuno, ma le cose andarono proprio così.

Fu il vaiolo a scatenare tutto. Aveva attraversato il paese come un mulo imbizzarrito ed era stato particolarmente spietato con Hinge Gate, una città non molto distante. Arrivò come una turbolenta e fangosa ondata di morte, e uccise così tanta gente che la chiamarono epidemia. Due tra le vittime furono i nostri genitori, che non avevano avuto un malanno in vita loro. Io, al contrario, ero stato cagionevole per tutta l’infanzia finché non iniziai a irrobustirmi, e Lula era sempre stata un po’ scheletrica, ma nessuno dei due prese il vaiolo. All’epoca avevo sedici anni e godevo di ottima salute, mentre Lula ne aveva quattordici, ed era un fiore pronto a sbocciare. Quel dannato vaiolo ci passò accanto come se fosse cieco da un occhio. Colse di sorpresa mamma e papà, che iniziarono ad avere la febbre e a coprirsi di vesciche, producendo un suono simile a quello di una fisarmonica scassata ogni volta che cercavano di respirare. La cosa peggiore era che dovevamo restare seduti e guardarli morire, e non potevamo fare un accidenti. Non potevamo neanche toccarli per paura di ammalarci anche noi.»


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