Incipit #27

30 agosto 2015


«Mi hai chiesto cosa, Andy Bissette? Se “capisco i diritti che mi hai spiegato”? Miseria! Com’è che certi uomini sono così gnucchi?

No, una bella calmata te la dai tu. Mettiti la lingua in saccoccia e dai retta tu a me per un po’. Ho idea che avrai da ascoltarmi per quasi tutta la notte, perciò ti consiglio di metterti il cuore in pace. Sicuro che capisco quello che mi hai letto! Credi che mi sono fatta fuori tutto il cervello da quando ti ho visto giù al mercato? È stato lunedì pomeriggio, nel caso che hai perso il conto dei giorni. Ti ho avvertito che tua moglie te ne diceva di cotte e di crude per quel pane vecchio che hai comprato. Sperperare i dollari per risparmiare i centesimi, come si suol dire. Scommetto che ci ho visto giusto, eh?

Capisco benissimo i miei diritti, Andy, mia madre non ha tirato su citrulli. Capisco anche le mie responsabilità, che Dio mi assista.

Qualunque cosa dico può essere usata contro di me in un tribunale, giusto? Oh, be’, il mondo è bello perché è vario! E tu lavati dalla faccia quel sorrisetto furbastro, Frank Proulx. Ora come ora sarai anche l’eroe della città, ma guarda che non è passato poi tanto dall’ultima volta che ti ho visto scorrazzare con il pannolino gonfio e quello stesso sorrisetto da scemo in faccia. Ho un piccolo consiglio da darti. Quando hai a che fare con una vecchia lenza come me, risparmiati il ghigno. Ti leggo più facile di una pubblicità di mutande in un catalogo della Sears.

Va bene, ci siamo divertiti abbastanza, mi pare ora di venire a noi. Ho da raccontarvi un casino e una sporta a cominciare giusto da ora e probabilmente un casino e una sporta si può usare contro di me in un tribunale, se qualcuno ce ne ha voglia dopo tutto questo tempo. Il buffo è che la gente dell’isola sa già parecchia di questa storia e io sono lì lì che non me ne frega più niente, come ripeteva il vecchio Neely Robichaud quando era in cimbali. Come dire quasi sempre, come potrà confermarvi chiunque l’ha conosciuto.»


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