Incipit #29

14 settembre 2015


«Mi hanno profetizzato che sarei vissuto fino a cent’anni e siccome li ho compiuti non vedo perché dovrei dubitarne. Non morirò da cristiano, ma il mio scalpo è intatto e se esiste un terreno di caccia eterno, lì sono diretto. Oppure allo Stige. Al momento credo che la mia vita sia stata fin troppo breve: quanto bene potrei fare se mi fosse concesso un altro anno in piedi. Invece sono inchiodato a questo letto, a farmela addosso come un poppante.

Se il Creatore riterrà di darmi la forza mi incamminerò verso il fiume che attraversa il pascolo. L’ansa orientale del Nueces. Ho sempre preferito il Fiume del Diavolo. Nei miei sogni l’ho raggiunto tre volte, ed è noto che nella sua ultima notte di vita mortale Alessandro Magno sgusciò fuori dal palazzo e cercò di calarsi nell’Eufrate, sapendo che se il suo corpo fosse scomparso, il popolo lo avrebbe creduto asceso al cielo come un dio. La moglie lo fermò sulla riva. Lo trascinò a casa perché morisse da semplice uomo. E poi chiedono perché non mi sono risposato.

Dovesse apparire mio figlio, preferirei risparmiarmi il suo sorriso vittorioso. Seme della mia distruzione. So cosa ha fatto e immagino che da tempo onori con la sua presenza le rive del Giordano, perché Quanah Parker, l’ultimo capo dei Comanche, gli ha dato poca speranza di arrivare a cinquant’anni. In cambio di queste informazioni donai a lui e ai suoi guerrieri un giovane bisonte maschio, un superbo esemplare da uccidere nel vecchio modo con le lance sui miei pascoli, che un tempo erano i loro terreni di caccia. Fra i compagni di Quanah c’era un venerabile capo arapaho che, mentre mangiavamo il fegato caldo del bisonte intinto nella bile dell’animale secondo l’antica usanza, mi donò una fascetta d’argento sfilata personalmente dal dito di George Armstrong Custer. Sull’anello è inciso “7° Cav.”. Reca la cicatrice profonda di una lancia e, siccome non ho un degno erede, lo porterò nel fiume con me».


Post Your Thoughts