Incipit #32

5 ottobre 2015


«Non sarà forse stato l’uomo più onesto e neanche il più caritatevole della terra, ma era un uomo valoroso. Si chiamava Diego Alatriste y Tenorio e aveva combattuto come soldato nei vecchi battaglioni di fanteria durante la guerra delle Fiandre. Quando lo conobbi tirava a campare a Madrid, dove lo si poteva assoldare al prezzo di quattro maravedì per lavori di poco lustro, soprattutto come spadaccino per conto di chi non aveva l’abilità o il fegato necessari per risolvere da sé i propri contenziosi. Avete già capito: oggi un marito cornuto, domani una causa o un’eredità incerta, debiti di gioco saldati solo a metà con tutta una serie di annessi e connessi. Adesso è facile criticarlo: ma all’epoca la capitale dell’impero spagnolo era un posto in cui la vita bisognava guadagnarsela cogliendo al volo ogni occasione, a un angolo di strada, tra il luccichio di due spade. In tutto ciò Diego Alatriste se la cavava a meraviglia. Era estremamente abile quando si trattava di tirare di spada e maneggiava ancor meglio, con le finte della mano sinistra, la daga stretta e lunga che qualcuno chiamava ‘biscaglina’ e di cui erano soliti avvalersi gli attaccabrighe di professione. Un colpo con la spada e uno con la biscaglina, si diceva allora. L’avversario era tutto preso ad affondare e a parare eleganti stoccate di scherma quando all’improvviso gli arrivava da sotto, dritta nelle budella, una coltellata secca come un fulmine che non gli lasciava neanche il tempo di raccomandarsi a Dio. In effetti, come ho già detto a lorsignori, erano anni duri.»


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