Incipit #43

20 dicembre 2015


«Dallo steccato, tra i buchi dei fiori arricciati, li vedevo giocare. Loro venivano verso la bandiera e io andavo lungo lo steccato. Luster frugava in mezzo all’erba sotto l’albero dei fiori. Loro tolsero la bandiera e colpirono la palla. Poi rimisero a posto la bandiera e raggiunsero la piazzuola, e prima tirò uno e poi l’altro. Poi ripresero a camminare e io li seguii lungo lo steccato. Luster si staccò dall’albero dei fiori e andammo avanti lungo lo steccato, e loro si fermarono e ci fermammo anche noi, e io guardavo dai buchi della siepe mentre Luster frugava in mezzo all’erba.

– Qui, caddie -. Tirò. Si allontanarono attraverso il pascolo. Aggrappato alla palizzata, li guardavo allontanarsi.

– Di’ un po’, tu, adesso, – disse Luster. – Non ti vergogni, a trentatré anni, a fare così? Dopo che sono andato fino in città a comprarti quella torta? Smettila di frignare. Perché non mi aiuti a trovare quel quarto di dollaro, così stasera posso andare alla fiera?

Tiravano piano, in fondo al pascolo. Tornai indietro lungo lo steccato fino al punto dove c’era la bandiera. Sventolava sopra l’erba lucente e in mezzo agli alberi.

– Cammina, – disse Luster. – Qui abbiamo già cercato. Per ora non tornano più indietro. Andiamo giù al ruscello a cercare quel quarto di dollaro prima che lo trovino quei negri.

Era rossa, e sventolava sul pascolo. Poi c’era un uccello che le volava intorno. Luster tirò. La bandiera sventolava sull’erba lucente e in mezzo agli alberi. Io stavo attaccato alla palizzata.

– Smettila di frignare, – disse Luster. – Mica posso farli venire se non vengono, no? Se non la pianti, la nonna non farà nessuna festa per il tuo compleanno. Se non stai zitto, sai che faccio? Quella torta me la pappo tutta io. Comprese le candele. Me le mangio tutt’e trentatré. Dài, andiamo giù al ruscello. Devo trovare il mio quarto di dollaro. Forse troveremo anche una palla. Eccoli. Eccoli là. Laggiù. Vedi? – Venne vicino allo steccato e tese il braccio. – Li vedi? Qui non tornano più. Andiamo.

Camminammo lungo lo steccato fino al recinto del giardino, dove c’erano le nostre ombre. La mia ombra, sulle assi, era più alta di quella di Luster. Arrivati dove c’era il buio, passammo di là.»


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