Incipit #48

1 febbraio 2016


«Tutte le immagini scompariranno.

 

la donna accovacciata che, in pieno giorno, urinava dietro la baracca di un bar al margine delle rovine di Yvetot, dopo la guerra, si risistemava le mutande con la gonna ancora sollevata e se ne tornava nel caffè

 

il volto pieno di lacrime di Alida Valli mentre ballava con George Wilson nel film L’inverno ti farà tornare

 

l’uomo incrociato su un marciapiede di Padova nell’estate del ’90, con delle manine attaccate alle spalle che subito facevano pensare alla talidomide prescritta trent’anni prima alle donne incinte contro le nausee e allo stesso tempo alla barzelletta che si era raccontata in seguito: una futura madre lavora ai ferri il corredo per il neonato ingerendo con regolarità della talidomide, un giro di maglia, una compressa. Inorridendo un’amica le dice, ma come, non lo sai che il tuo bambino rischia di nascere senza braccia?, e lei, certo che lo so, è che non so fare le maniche

 

Claude Piéplu alla testa di un reggimento di legionari in un film con Les Charlots, in una mano la bandiera, nell’altra una corda attaccata a una capra

 

quella donna maestosa affetta da Alzheimer, con lo stesso camice a fiori delle altre degenti ma con uno scialle azzurro a coprirle le spalle, che percorreva solenne i corridoi della casa di riposo, senza mai fermarsi, altezzosa, come la duchessa di Guermantes al Bois de Boulogne, e che faceva pensare a Céleste Albaret quando aveva partecipato a una trasmissione di Bernard Pivot

 

sul palco di un teatro all’aperto, la donna rinchiusa in una scatola che alcuni uomini avevano trafitto da parte a parte con lance d’argento – uscitane viva perché si trattava di un gioco di prestigio chiamato Il martirio di una donna»


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