Incipit #56

11 aprile 2016


«Per quel che riguarda personalmente Kees Popinga, si deve convenire che alle otto di sera c’era ancora tempo, perché a ogni buon conto il suo destino non era segnato. Ma tempo per che cosa? E poteva lui agire diversamente da come avrebbe poi agito, persuaso com’era che i suoi gesti non fossero più importanti di quelli di mille altri giorni del suo passato?

Avrebbe scrollato le spalle se gli avessero detto che la sua vita sarebbe cambiata di punto in bianco, e che quella fotografia sulla credenza, che lo ritraeva in piedi tra i familiari, una mano distrattamente poggiata sulla spalliera di una sedia, sarebbe stata riprodotta da tutti i giornali d’Europa.

Se, insomma, avesse cercato in se stesso, in tutta coscienza, qualcosa che lo predisponesse a un burrascoso avvenire, sicuramente non avrebbe pensato a quella certa emozione furtiva, quasi vergognosa, che lo turbava vedendo passare un treno, un treno della notte soprattutto, dalle tendine calate sul mistero dei viaggiatori.

Se poi qualcuno avesse osato dirgli in faccia che il suo principale, Julius de Coster jr., in quel momento sedeva a un tavolo del Petit Saint Georges e si ubriacava scrupolosamente, lo avrebbe giudicato tanto insulso quanto immeritevole di attenzione, giacché Kees Popinga non indulgeva affatto alla mistificazione e aveva una propria opinione su persone e cose.

Ora, a dispetto di ogni verosimiglianza, Julius de Coster jr. si trovava per davvero al Petit Saint Georges.

E ad Amsterdam, in un appartamento del Carlton, una certa Paméla faceva il bagno prima di andare al Tuchinski, il cabaret alla moda.

E che cosa aveva a che fare, tutto questo, con Popinga? Come pure il fatto che a Parigi, in un piccolo ristorante della Rue Blanche, Chez Mélie, una certa Jeanne Rozier, rossa di capelli, sedesse in compagnia di un tal Louis, al quale chiedeva, servendosi di senape:

“Lavori stasera?”

O anche il fatto che a Juvisy, non distante dalla stazione di smistamento, sulla strada per Fontainebleau, un garagista e sua sorella Rose…

Insomma, tutto ciò ancora non esisteva! Era il futuro – il futuro imminente di Kees Popinga, che quel mercoledì di dicembre, alle otto di sera, era lontanissimo dal sospettarlo e si apprestava a fumare un sigaro.»


simenon


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