Incipit #60

30 maggio 2016


Il castello cadeva a pezzi, ma alle due di notte, sotto una luna inutile, Danny questo non poteva vederlo. Ciò che vedeva appariva massiccio: due torri circolari con un arco in mezzo, e sotto quell’arco un cancello di ferro che sembrava non essersi mai mosso negli ultimi trecento anni, o forse mai.

Danny non era mai stato in un castello, e neppure in quella parte del mondo, ma il tutto per lui aveva un qualcosa di familiare. Gli pareva di ricordarsi quel posto, da tantissimo tempo prima, non come se ci fosse stato davvero, ma come se l’avesse visto in sogno o su un libro. In cima alle torri c’erano quelle dentellature squadrate che ci mettono sempre i bambini quando disegnano i castelli. L’aria era fredda, fosca e pungente, come se fosse già arrivato l’autunno, anche se era metà agosto e a New York la gente andava in giro mezza nuda. Gli alberi stavano perdendo le foglie: Danny se le sentiva atterrare tra i capelli e scrocchiare sotto le scarpe. Stava cercando una maniglia, un batacchio, una luce: un modo per entrare, o almeno un modo per trovare il modo di entrare. Ma era sempre più pessimista.

Aveva aspettato per due ore, in un cupo paesino della valle, una dannata corriera per il castello che non era mai passata, poi aveva alzato lo sguardo e visto la sua sagoma nera contro il cielo. Allora si era avviato a piedi, trascinandosi dietro la Samsonite e la parabola satellitare per due o tre chilometri di salita, con le rotelline della valigia che s’incastravano tra i sassi, le radici e le tane dei conigli. La gamba zoppicante non lo aiutava. Tutto il viaggio era stato così: un intoppo dietro l’altro, a cominciare dall’aereo preso all’alba dal JFK che era stato trainato in mezzo a un campo per via di un allarme bomba e circondato da veicoli con i lampeggianti rossi ed enormi lance antincendio, confortanti solo finché non ci si rendeva conto che erano lì per assicurarsi che l’esplosione incenerisse solo quei poveri stronzi che erano già a bordo. E così Danny aveva perso la coincidenza per Praga e il treno per quel cazzo di posto in cui si trovava ora, un paese dal nome tedesco che però non sembrava essere in Germania. Né da nessun’altra parte: Danny non era neppure riuscito a trovarlo su internet, anche se non era sicuro di aver scritto bene il nome.


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