Incipit #64

11 luglio 2016


«Stimato signore, secondo un’antica usanza della nostra zona, quando nasceva un bambino gli si dava il nome di una parte o di un organo del corpo. Ad esempio Chen Bi, Chen il Naso, Zhao Yan, Zhao l’Occhio, Wu Dachang, Wu le Budella, Sun Jian, Sun la Spalla… Io non ho mai indagato sull’origine di tale consuetudine, forse era fondata su una motivazione di natura psicologica, cioè la convinzione che “coloro che hanno un nome umile vivono più a lungo”, oppure era semplicemente un’evoluzione dell’idea delle madri che ogni figlio è carne della loro carne. Ai nostri giorni quest’usanza non è più in voga, i genitori moderni non amano chiamare i propri figlioli con quei nomi bizzarri. Ora, i bambini della nostra zona possiedono i nomi eleganti e originali dei personaggi delle serie televisive di Hong Kong e Taiwan, oppure di quelle giapponesi e coreane. La maggior parte di coloro che si chiamavano come una parte del corpo hanno sostituito il proprio nome con qualcosa di più raffinato, anche se c’è ancora qualcuno che l’ha conservato, come Chen Er, Chen l’Orecchio, e Chen Mei, Chen il Sopracciglio.

Chen Bi, il padre di Chen Er e Chen Mei, era un mio compagno delle elementari, siamo amici sin dai tempi dell’infanzia. Nell’autunno del 1960, abbiamo iniziato a frequentare la scuola elementare Dayanglan, Il grande ovile. Erano gli anni della carestia e i ricordi impressi più profondamente nella mia memoria hanno a che vedere con il cibo. Come la storia, che ho raccontato una volta, di quando abbiamo mangiato il carbone. In molti hanno pensato che fossero fandonie, invenzioni, ma io le giuro sul nome di mia zia che è la pura verità.»


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