Incipit #67

1 agosto 2016


«Il disco giallo si illuminò. Due delle automobili in testa accelerarono prima che apparisse il rosso. Nel segnale pedonale comparve la sagoma dell’omino verde. La gente in attesa cominciò ad attraversare la strada camminando sulle strisce bianche dipinte sul nero dell’asfalto, non c’è niente che assomigli meno a una zebra, eppure le chiamano così. Gli automobilisti, impazienti, con il piede sul pedale della frizione, tenevano le macchine in tensione, avanzando, indietreggiando, come cavalli nervosi che sentissero arrivare nell’aria la frustata. Ormai i pedoni sono passati, ma il segnale di via libera per le macchine tarderà ancora alcuni secondi, c’è chi dice che questo indugio, in apparenza tanto insignificante, se moltiplicato per le migliaia di semafori esistenti nella città e per i successivi cambiamenti di tre colori ciascuno, è una delle più significative cause degli ingorghi, o imbottigliamenti, se vogliamo usare il termine corrente, della circolazione automobilistica.

Finalmente si accese il verde, le macchine partirono bruscamente, ma si notò subito che non erano partite tutte quante. La prima della fila di mezzo è ferma, dev’esserci un problema meccanico, l’acceleratore rotto, la leva del cambio che si è bloccata, o un’avaria nell’impianto idraulico, blocco dei freni, interruzione del circuito elettrico, a meno che non le sia semplicemente finita la benzina, non sarebbe la prima volta. Il nuovo raggruppamento di pedoni che si sta formando sui marciapiedi vede il conducente dell’automobile immobilizzata sbracciarsi dietro il parabrezza, mentre le macchine appresso a lui suonano il clacson freneticamente. Alcuni conducenti sono già balzati fuori, disposti a spingere l’automobile in panne fin là dove non blocchi il traffico, picchiano furiosamente sui finestrini chiusi, l’uomo che sta dentro volta la testa verso di loro, da un lato, dall’altro, si vede che urla qualche cosa, dai movimenti della bocca si capisce che ripete una parola, non una, due, infatti è così, come si viene a sapere quando qualcuno, finalmente, riesce ad aprire uno sportello, Sono cieco.»


There are 2 comments

  1. Lorenzo

    Per introdurre il tema della cecità, Saramago usa molti elementi prettamente visivi: i colori (giallo, rosso, verde, bianchi, nero), immagini di animali (zebra, cavalli nervosi), le automobili e il traffico di città (ingorghi, imbottigliamenti, circolazione automobilistica), le meccanica dell’auto (leva del cambio, impianto idraulico, la reazione degli automobilisti al blocco della fila di mezzo). Ovviamente, non lo si scopre adesso, parliamo di un scrittore gigantesco e di uno dei suoi libri più famosi e per questo letti. Proprio da qui si vede l’intelligenza e il lavoro di Saramago: per introdurre la cecità ci immerge in un mondo di colori, di azioni e reazioni percepite da qualsiasi passante. Come a dire: tutto quello che diamo per scontato può sparire alla vista in un attimo.

  2. admin

    Giustissimo, Lorenzo. Infatti la scelta di quell’immagine iniziale – il semaforo che si illumina – apparentemente così ordinaria, in realtà è una sapiente preparazione allo “shock” della cecità dilagante.

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