Incipit #77

14 novembre 2016


«Prima che mia moglie diventasse vegetariana, l’avevo sempre considerata del tutto insignificante. Per essere franco, la prima volta che la vidi non mi piacque nemmeno. Né alta né bassa, capelli a caschetto né lunghi né corti, colorito itterico e malaticcio, zigomi un po’ sporgenti: quella sua aria timida e giallognola mi disse tutto quello che mi occorreva sapere di lei. Mentre si avvicinava al tavolo dove la aspettavo, non potei fare a meno di notare le sue scarpe: un paio di scarpe nere, le più banali che si possano immaginare. E quel suo modo di camminare, né veloce né lento, a passi grandi né piccoli.

Tuttavia, pur non avendo attrattive speciali, non presentava nemmeno particolari difetti, e quindi non ci fu ragione di non sposarci. La personalità passiva di quella donna in cui non intravedevo né freschezza né fascino, e nemmeno una singolare raffinatezza, faceva perfettamente al caso mio. Non dovetti fingere nessuna inclinazione intellettuale per conquistarla, né preoccuparmi che potesse mettermi a confronto con gli uomini in posa sui cataloghi di moda, e se per caso arrivavo in ritardo a un appuntamento non si arrabbiava. La pancia che aveva iniziato a crescermi intorno ai venticinque anni, le gambe e le braccia secche che si rifiutavano risolutamente di metter su massa nonostante gli sforzi, il complesso di inferiorità per le dimensioni del mio pene… Potevo star certo che con lei non avrei dovuto vergognarmi di cose del genere.»

 


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