Incipit #8

19 aprile 2015


«Lyra e il suo daimon si mossero nella crescente penombra del salone, bene attenti a restare da un lato, dove non potevano esser visti dalla cucina. Le tre lunghe tavole che correvano da un capo all’altro del salone erano già apparecchiate, con cristalli e argenti scintillanti sui quali si raccoglieva la scarsa luce, e con le panche già sistemate, pronte per accogliere gli ospiti. In alto, nel buio, erano appesi i ritratti dei precedenti Maestri. Lyra raggiunse la predella rialzata, si guardò alle spalle, verso la porta aperta della cucina e, non vedendo nessuno, salì lo scalino verso la tavola d’onore. I posti dei commensali, qui, erano apparecchiati d’oro, non d’argento, e ad accoglierli non v’erano panche di quercia ma quattordici alte sedie di mogano guarnite di cuscini di velluto.

Lyra si fermò accanto alla sedia del Maestro e diede seccamente un colpetto al bicchiere più grosso con l’unghia di un dito. Il suono echeggiò, chiarissimo, per tutto il salone.

«Tu non la stai prendendo sul serio, questa cosa» bisbigliò il suo daimon. «Bada a quel che fai».

Il suo daimon si chiamava Pantalaimon, e al momento aveva la forma di una falena, di un colore bruno scuro, così da passare inosservato nell’oscurità del salone.»

 


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