Incipit #83

9 gennaio 2017


«Alice cominciava davvero a stufarsi di starsene a sedere accanto alla sorella sulla riva, e senza aver nulla da fare. Una volta o due aveva dato una sbirciata nel libro che sua sorella stava leggendo; ma non conteneva né figure né spunti di conversazione, “e a che serve un libro, – pensava Alice, – senza figure né chiacchiere?”

Così andava considerando nella propria mente (per quanto le era possibile, perché la calura del giorno l’assonnava e l’istupidiva) se lo svago di comporre una ghirlanda di pratoline valesse la pena di alzarsi a raccoglierle, allorché improvvisamente un Coniglio Bianco con gli occhi rosa le passò di corsa a fianco.

Non c’era nulla di tanto notevole in ciò; né parve ad Alice poi tanto fuori dall’ordinario udire il Coniglio che diceva tra sé: “Povero me! Povero me! Arriverò troppo tardi!” (quando in seguito ci ripensò, le passò per la testa che avrebbe dovuto meravigliarsene, ma sul momento le sembrò del tutto naturale); però quando il Coniglio veramente trasse un orologio dal taschino del panciotto e, guardatolo, si affrettò, Alice balzò in piedi, perché le balenò in mente che mai prima di allora aveva visto un coniglio dotato di taschino da panciotto e d’orologio da trarre fuori da quello; e, fremente di curiosità, lo rincorse attraverso il campo, facendo appena in tempo a vederlo cacciarsi dentro a una gran tana da conigli sotto la siepe.

Un istante dopo Alice lo inseguiva là sotto, senza riflettere neanche per un momento a come diavolo avrebbe fatto a tornarsene fuori.

La tana per un po’ proseguì diritta come una galleria, poi sprofondò improvvisamente, così improvvisamente che Alice non ebbe neppure un istante per pensare di fermarsi che già si trovò a precipitare in quello che sembrava un pozzo profondissimo.»

 


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