Incipit #89

27 febbraio 2017


Giovedì, 7 novembre

 

Al di là del piccolo villaggio indiano, su una spiaggia deserta, mi sono imbattuto in una serie di impronte umane fresche. Tra alghe putride, palme e bambù, le orme mi hanno condotto al loro artefice, un bianco, pantaloni e giacchetta da marinaio arrotolati, barba ruvida e cappello di castoro fuori misura, così intento a scavare e setacciare la sabbia finissima con un cucchiaino da accorgersi della mia presenza solo quando l’ho apostrofato a dieci metri di distanza. Così, ho fatto conoscenza con il dottor Henry Goose, medico chirurgo dell’aristocrazia londinese. La sua nazionalità non mi ha affatto sorpreso. Se esiste un rifugio tanto remoto, o un’isola tanto sperduta, da poterci soggiornare senza incappare in un inglese, sono luoghi che non vengono menzionati sulle mappe che ho visto fino a ora.

Il dottore aveva forse smarrito qualcosa su quella spiaggia desolata? Potevo essergli d’aiuto? Lui ha scosso il capo, ha sciolto il nodo al fazzoletto e me ne ha mostrato il contenuto con evidente orgoglio. «I denti, signore, sono i Graal smaltati della mia attuale ricerca. Tempo fa, questa spiaggia arcadica è stata teatro di banchetti cannibaleschi, sì, banchetti dove il forte divorava il debole. I denti venivano sputati, come noi faremmo con i noccioli delle ciliegie. Ma questi vili molari, signore, saranno tramutati in oro, e in che modo? Un artigiano di Piccadilly, specializzato in dentiere per la nobiltà, paga profumatamente per avere denti umani. Avete idea di quanto possa valere un quarto di libbra, signore?»

Ho confessato la mia ignoranza.

«Né sarò io a illuminarvi a riguardo, signore: trattasi di segreto professionale!» Si batteva il dito sul naso. «Mr Ewing, conoscete la marchesa Grace di Mayfair? No? Meglio così, è un cadavere ambulante. Cinque anni sono trascorsi da quando quella strega ha infangato il mio nome. Sì, con accuse tali da farmi bandire dalla società.» Il dottor Goose guardava il mare. «Le mie peregrinazioni ebbero inizio in quella triste ora.»

 


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