Incipit #99

3 luglio 2017


Era sera tardi quando K. arrivò. Il villaggio era sprofondato nella neve. Del monte del castello non si vedeva nulla, nebbia e tenebra lo circondavano, neppure il più debole bagliore annunciava il grande castello. A lungo K. sostò sul ponte di legno che dalla strada maestra conduce al villaggio, e guardava in alto, nel vuoto apparente.

Poi andò a cercare un alloggio per la notte; alla locanda erano tutti svegli, l’oste non aveva camere da affittare, tuttavia, colto di sorpresa e sconcertato in sommo grado dall’arrivo di un ospite a così tarda ora, propose di far dormire K. su un pagliericcio nella sala dell’osteria, K. fu d’accordo. Qualche contadino sedeva ancora a bere birra, ma lui non volle intrattenersi con nessuno, andò a prendere da sé il pagliericcio dalla soffitta e si coricò vicino alla stufa. Faceva caldo, i contadini erano silenziosi; per un poco egli li scrutò ancora con gli occhi stanchi, quindi si addormentò.

Ma già dopo breve tempo fu svegliato. Un giovane in abiti cittadini, con un volto da attore, gli occhi stretti, le sopracciglia folte, stava in piedi con l’oste accanto a lui. Anche i contadini erano ancora lì, alcuni avevano girato le loro sedie per vedere e sentire meglio. Il giovane si scusò molto cortesemente per aver svegliato K., si presentò come il figlio del custode del castello e poi disse: «Questo villaggio è proprietà del castello, chi alloggia o trascorre la notte qui, in un certo senso alloggia o trascorre la notte al castello. Nessuno può fare ciò senza il permesso del conte. Lei però non ha un tale permesso, o almeno non l’ha esibito».

K. si era sollevato a metà, si era aggiustato i capelli con le mani, guardò quella gente di sotto in su e disse: «In quale villaggio mi sono smarrito? Qui c’è dunque un castello?»

«Certo», disse il giovane lentamente, mentre qua e là qualcuno scuoteva la testa all’indirizzo di K., «il castello del signor conte Westwest».


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