L’Uomo Visibile #1 – Birdman (2014)

1 marzo 2015


All you need is love

 

Hai ottenuto ciò che volevi dalla vita, nonostante tutto?

L’ho fatto.

E cosa volevi?

Volevo essere amato, essere amato da qualcuno in questo mondo.

 

Questi versi di Raymond Carver sono l’esergo di Birdman, ultima fatica di Alejandro Gonzalez Iñarritu, vincitore di quattro Oscar tra cui quello per il Miglior Film.

 

Michael Keaton veste i panni di Riggan Thompson, ex divo la cui fama è legata alla saga supereroistica Birdman. Dopo aver opposto il gran rifiuto negli anni Novanta, rinunciando a interpretare Birdman 4, Riggan tenta di risorgere, a sessant’anni suonati, mettendo in scena a Broadway niente meno che Di cosa parliamo quando parliamo d’amore di Carver. Un salto audace dallo spettacolo pacchiano di Hollywood al minimalismo tormentato dell’autore di Clatskanie. Riggan vuole abbandonare la maschera di cui è schiavo per librarsi nell’empireo dell’arte. Il volo è più di una metafora: è – sin dall’incipit – il leimotiv con cui Iñarritu traspone su schermo il desiderio del protagonista.

Prima che un film, dunque, lo studio di un personaggio: le scelte formali rispecchiano la nevrosi di Riggan, dal pedinamento tramite sinuosi piani-sequenza (creando un andirivieni claustrofobico tra camerino, corridoi e set: il movimento di una bestia in gabbia) al jazz della colonna sonora, sull’orlo costante del deragliamento.

Anche gli altri personaggi sono proiezioni dell’io dissestato di Riggan: la figlia Sam (Emma Stone) con il suo cinismo nei confronti del genitore tradisce un eguale bisogno di affetto; Mike Shiner (Edward Norton) è l’attore teatrale, il divo di Broadway, incapace tuttavia di sentire alcunchè di autentico al di fuori del palcoscenico. C’è, soprattutto, il demone interiore rappresentato da Birdman, alter ego di Riggan, una voce occulta che soffia impietosamente sul fuoco della vanità e della frustrazione.

 

Iñarritu mette in scena una ricerca d’amore: per un attore, in fondo, essere visto equivale a essere amato. Riggan vuole essere visto come Riggan, e non più come Birdman. Tutto il film inscena un tentativo di riconciliarsi con se stesso e con il pubblico; sul finale i toni ambigui e surreali lasciano il dubbio che tale riconciliazione sia soltanto illusoria.

 

Dopo aver cercato invano di nobilitarsi come attore, Riggan otterrà il successo grazie alla più eccessiva e sensazionalistica delle trovate. Tramite “l’imprevedibile virtù dell’ignoranza” il protagonista scaccia il proprio demone interiore. Soltanto allora gli sarà concesso di spiccare il volo.


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