L’Uomo Visibile #16 – l’Eroe tra le macerie

14 giugno 2015


 

Fra i prodotti cinematografici che hanno segnato la stagione degli anni Ottanta si distingue l’action movie frenetico e muscolare che contribuì al lancio o alla consacrazione di divi quali Bruce Willis, Sylvester Stallone, Mel Gibson, Arnold Schwarzenegger. Un cinema spesso etichettato come retrivo e maschilista, che tuttavia ha contribuito a svecchiare i canoni del genere.

 

In tal senso una “nuova ondata” si è imposta negli ultimi anni grazie a una schiera di attori (Jason Statham, Mark Wahlberg, Vin Diesel ecc.) che hanno rilanciato il filone iniettandovi dosi massicce di adrenalina.

 

Ma la figura che più di tutte ha contribuito a riportare in auge, nobilitandola, la tradizione dell’action movie è Liam Neeson, attore completo, versatile, capace di spaziare con disinvoltura da terreni d’autore al blockbuster o al semplice film d’intrattenimento.

 

La svolta nella sua carriera avviene con Io vi troverò (Taken, 2008), produzione francese scritta da Luc Besson che inaugura il ciclo sull’implacabile Bryan Mills, ex-agente della CIA nonché padre devoto e (oltremodo) protettivo.

 

Da Taken in poi, il corpo attoriale di Neeson si è legato in modo sempre più profondo, iconico a una serie di pellicole incentrate sulla lotta e l’inseguimento; fondamentale per l’affinamento della formula il sodalizio con Jaume Collet-Serra, abile regista con cui l’attore irlandese confeziona alcune tra le prove più riuscite: vedi Unknown (2011), congegno spionistico in sala hitchcockiana, o il recente Non Stop (2014), efficace esempio di thriller “a porte chiuse”.

 

C’è chi potrebbe vedere in questo revival di genere la senilità artistica di Liam Neeson, il suo adagiarsi entro un’immagine di eroe stereotipata e reazionaria. Eppure, guardando ai prodotti più maturi di questa nuova ondata, verrebbe da dire che la senilità di cui sopra non riguarda l’attore, bensì il personaggio.

 

Gli action con Neeson, i migliori, possiedono una venatura crepuscolare che li traghetta verso le sponde del noir: i suoi protagonisti, sovente fiaccati dall’alcol e dal dissesto familiare, sono l’ombra degli eroi volitivi e indistruttibili degli anni Ottanta, somigliano piuttosto a spettri che aleggiano in un paesaggio costellato di rovine.

 

Che dire della mestizia che pervade La preda perfetta, il cui intreccio e il cui protagonista non sarebbero dispiaciuti a Jean-Pierre Melville? O della desolazione urbana di Run all night, nella quale si spegne brutalmente l’amicizia storica fra il protagonista e il suo boss (Ed Harris), esponenti della “vecchia guardia”?

 

O ancora, difficile archiviare come semplice prodotto di genere The Grey (2011), con il suo sconfortante vuoto esistenziale. Nella dimensione della lotta contro la Natura (inconsueta per il filone), il personaggio di John Ottway trova la brace in grado di riattizzare il fuoco dello spirito, risollevandosi dal proprio baratro esistenziale.

In definitiva, un’operazione divistica che ha donato linfa e spessore a un genere spesso bistrattato, e che grazie al carisma di Neeson promette negli anni a venire frutti ancor più maturi.

 


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