L’Uomo Visibile #2 – The Homesman (2014)

8 marzo 2015


I sommersi e i salvati

 

Nella storia del cinema americano il western ha avuto un’alba, una fioritura e un tramonto. Quest’ultimo è databile tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, quando il mito della Frontiera viene demolito da film come Il mucchio selvaggio e Piccolo grande uomo. Eppure, da allora il western ha conosciuto periodici revival che, pur con esiti alterni, ne confermano la persistenza nell’immaginario cinematografico.

 

Un esempio recente è The Homesman (2014) di Tommy Lee Jones, inedito in Italia. Tratto dal romanzo di Glendon Swarthout, il film s’incentra su una pioniera, Mary Bee Cuddy (un’intensa Hilary Swank) che si assume il compito di condurre in Iowa le mogli di tre coloni, uscite di senno nell’opprimente desolazione delle terre di Frontiera. Ad accompagnare Mary si trova, per circostanze fortuite, George Biggs (Tommy Lee Jones), vagabondo rude e spiantato.

 

The Homesman dissacra la mitologia western – genere maschile per eccellenza – ricordandoci che furono le donne a pagare il prezzo più alto per consentire la colonizzazione dell’Ovest. E il film poggia tutto sulla Swank, figura tragica nel suo bisogno d’amore, e sulle mogli di cui si evidenzia la fragilità prima che la follia. I personaggi maschili sono meschini o inconcludenti: lo stesso Briggs è un fantasma che si aggira senza meta per gli scarnificati paesaggi del Nebraska, e che alla fine del film non può far altro che saltare su una chiatta e ritornare a quegli stessi (non) luoghi.

 

Il desiderio di un “uomo di casa”, di un focolare caldo e fertile, è destinato a non realizzarsi. Se il western era Mito di Fondazione, The Homesman rovescia completamente questo assunto e propone un racconto della Disgregazione e della Sterilità.

Lo comprende Mary Bee Cuddy, unica tra i personaggi a cogliere una triste verità: dove non c’è amore nulla può attecchire.


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