L’Uomo Visibile #27 – Pretty Little Liars (ABC)

30 agosto 2015


Gotico americano

 

Tra un buon film e una buona serie tv c’è più o meno la stessa differenza che passa fra un racconto e un romanzo: una storia concepita per il cinema richiede un’economia narrativa per svolgersi nell’arco di due ore – vi sono eccezioni costituite da opere di ampio respiro che sconfinano dalla durata “canonica”, ma rimangono eccezioni.

Al contrario, le serie televisive si caratterizzano per una narrazione fluviale e (potenzialmente) inesauribile; non è un caso che abbiano il loro antesignano nel romanzo a puntate ottocentesco, di cui riprendono stilemi, espedienti (vedi il celebre cliffhanger) e spesso anche i soggetti.

 

Tra questi, il filone gotico con i suoi misteri e le atmosfere torbide ha influenzato larga parte della produzione seriale, americana e non.

 

Uno degli esperimenti più fortunati di contaminazione fra generi è Pretty Little Liars, serie ABC che nella cornice apparentemente trita di un telefilm adolescenziale si presenta come un catalogo di cattiverie, luoghi sinistri e segreti riprovevoli.

 

Basata sull’omonima serie di romanzi di Sara Shepard, la trama ha un innesco semplice: a Rosewood, Pennsylvania, quattro ragazze – Aria, Hanna, Spencer ed Emily – cominciano a essere perseguitate da un enigmatico ricattatore che si firma “A”. Questi le invischia in una ragnatela di ricatti che mette a repentaglio la vita affettiva, sociale e finanche fisica delle ragazze. Dietro “A” pare incombere lo spettro di Alison, l’amica bella e popolare, l’ape regina scomparsa misteriosamente un anno prima.

 

Da qui in poi il racconto trascina lo spettatore in un susseguirsi di incidenti, rivelazioni, contro-rivelazioni, sospetti, connessioni inestricabili, apparizioni nella più pura tradizione feuilleton.

 

Così sfrontatamente kitsch, PLL, da permettersi di mescolare l’ingenuità e il sentimentalismo teen con toni orrorifici, nonché di pescare citazioni a destra e a manca (Psycho, tanto per dirne una). Eppure, nella programmatica assenza di finezza, risulta avvincente e credibile: i veleni della provincia americana, con le sue meschinità e i suoi giochi di potere, raramente sono stati trasposti con altrettanta efficacia.

PLL potrebbe considerarsi una delle grandi opere camp del nostro tempo, per le quali, citando Morando Morandini, “esiste un buon gusto del cattivo gusto”.

 

Nell’ultimo mese, dopo sei stagioni che hanno tenuto i fan incollati allo schermo, l’identità di “A” è stata infine svelata.

Per chi intendesse avventurarsi nell’universo gotico targato ABC, si consiglia l’astinenza da internet e dai social, dove lo spoiler è dietro l’angolo. Per gli altri, la serie continua: resta da vedere se saprà sollevare ancora una volta il velo per mostrarci l’anima torbida di Rosewood.

 


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