L’Uomo Visibile #3 – A Most Violent Year (2014)

15 marzo 2015


Il marchio di Abele

 

Tra i cineasti americani contemporanei, J. C. Chandor si distingue per lo sguardo fortemente morale (e non moralistico), tanto che i suoi film potrebbero definirsi parabole non solo per i temi della corruzione e della caduta, ma anche per l’andamento sacrale, dolente, privo di concessioni ai clichè del genere. Questa tendenza, già evidente in Margin Call (2011) – dramma nerissimo sul crollo dell’Impresa Americana – si fa quasi programmatica in A Most Violent Year, che ritrae il disfacimento di un altro mito nazionale: quello del Self Made Man.

 

Il film si svolge a New York nel 1981. La città è teatro di un’aspra lotta per il monopolio del carburante: Abel Morales (Oscar Isaac), proprietario della Standard Oil, è soggetto a rapine sistematiche che danneggiano la sua società e minano il morale dei dipendenti. In parallelo deve vedersela col Procuratore Distrettuale, determinato a portare in tribunale la Standard Oil con una sfilza di capi d’imputazione, tra cui frode fiscale.

 

Nel mettere in scena la vicenda di Abel (parabola sin dal nome biblico) Chandor lavora per sottrazione, scarnificando gli apparati del film criminale: l’essenza di questo procedimento è riassunta da Abel stesso, che sfogandosi con la moglie afferma: “Per tutta la vita ho cercato di non diventare un gangster”. A Most Violent Year è una sorta di “negativo” del genere, si disinteressa all’azione indugiando sul dilemma interiore del protagonista, sugli sforzi estremi che egli compie per preservare la propria integrità.

 

Anno e ambientazione sono anch’essi significativi: Chandor adotta uno stile asciutto, per nulla patinato, smarcandosi dall’estetica anni Ottanta e dalla frenesia del filone gangsteristico (basti pensare a Scarface di De Palma). Anche la moglie Anna (Jessica Chastain), sorta di Lady Macbeth che dà voce agli impulsi violenti del protagonista, è in fondo una macchietta, la copia della copia di innumerevoli “pupe” da gangster dell’immaginario cinematografico (e come tale viene sprezzantemente definita dal marito durante una lite).

 

Da ultimo Abel dovrà sacrificare la propria onestà sull’altare del successo. A trasporre questa perdita dell’innocenza è una delle inquadrature conclusive, dove il protagonista, dinanzi al cadavere di un suo dipendente, si preoccupa di tamponare con gesto attento il foro di proiettile creatosi nella cisterna per il carburante, arginando il fiotto scuro che ne fuoriesce.

Quel nero riporta a Chandor e al colore delle sue parabole americane.


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