L’Uomo Visibile #34 – The Lobster (2015)

8 novembre 2015


Basta che funzioni

 

In tempi di crisi, il genere distopico trova terreno fertile. Se i capisaldi del filone, Orwell Huxley Bradbury, proiettavano le tensioni della loro epoca in un futuro profetico, straniante sul piano tecnologico e sociale, la tendenza contemporanea sembra piuttosto quella a un azzeramento della forbice tra attualità e futuro: l’avvenire rappresentato in film e serie tv è talmente prossimo, così aderente al nostro presente da confondersi con esso, risultando ben più inquietante delle visioni di 1984 o Fahrenheit 451.

 

È significativo che uno degli esempi più cupi in tal senso sia opera di un regista greco, Yorgos Lanthimos, il cui paese ha vissuto la più rilevante apocalisse socio-economica del decennio. The Lobster ha per protagonista David – un imbolsito Colin Farrell – che, in una società dove i single non sono ammessi, viene condotto in un resort nel quale ha a disposizione quarantacinque giorni per trovare una compagna. La sanzione per il mancato “accoppiamento” è il degrado allo stato animale, tramite una metamorfosi di sapore kafkiano.

 

La prima parte del film è una creazione degna del Charlie Brooker più cinico: pur con qualche vezzo stilistico (il ralenti sulla “caccia al solitario” nei boschi) essa descrive un’umanità atrofizzata, che ha disimparato l’alfabeto dei sentimenti e si affida a convention, simulazioni, esortazioni alla proattività che oscillano tra l’agghiacciante e il ridicolo. La recitazione esprime questa deriva meccanica, a partire dalla voce narrante (Rachel Weisz) che, rievocando la storia di David, commenta in modo pedante e noioso i fatti descritti sullo schermo, senza alcuna interpretazione o commento emotivo.

 

In Fahrenheit 451 Montag, l’incendiario di libri, fuggiva dalla città per ritrovarsi nella comunità i cui membri si votavano a trasmettere l’eredità letteraria. In The Lobster la fuga è illusoria: scappato dal resort, David finisce tra le maglie dei Solitari, l’anti-organizzazione che propugna un radicalismo altrettanto opprimente di quello degli avversari. Per i pragmatici gestori del resort, l’ossessione non è il sentimento, bensì la compatibilità; fra i Solitari vige un puritanesimo ottuso e materialista.

 

In questo futuro prossimo il sentimento può sopravvivere solo se piegato entro le maglie del compromesso sociale: la coppia ha valore in quanto parte di un reticolo di rapporti socio-economici, in quanto realtà monetizzabile. Della città cogliamo brevi squarci, quasi tutti collocati in luoghi di consumo (il bar, il centro commerciale dove mariti e mogli passeggiano sottobraccio, sotto lo sguardo vigile degli agenti).

The Lobster è quanto di più cupo si sia visto ultimamente perché non lascia spiragli all’autodeterminazione. Se è vero che l’amore, in maniera inaspettata e paradossale, continua a nascere anche in questo mondo di automi, è altrettanto vero che esso esige il sacrificio supremo: mettere da parte la propria libertà, accettare il cantuccio che ci viene destinato. Volgere il capo dall’altra parte; perché, come imparerà a sue spese David, occhio non vede, cuore non duole.


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